Alessio Chiadini Beuri: animal house
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venerdì 30 luglio 2021

Dentro il libro e oltre: la Crypta (Bangity House)


La Crypta è il primo episodio della saga inedita intitolata “Bangity House”, in quanto, per motivi di spazio, non è potuta rientrare nella prima edizione del 2016. Solo i pioneri del blog hanno potuto leggerla fino all’inverno del 2012 e altri pochissimi a cui ho consegnato “brevi manu” l’edizione doppio zero “00” impaginata e prodotta da me medesimo e la mia legatoria di fiducia (Legatoria Piolanti - Forlì).


Edizione 00 (2013)

Edizione 1 (2016)


Come molti dei capitoli di questo immenso romanzo di narrativa frizzante (ho coniato il termine in questo esatto momento) questa “saga” è un vero e proprio divertissement e non aggiunge nulla alla trama principale, benché arricchisca il panorama, le side stories di alcuni personaggi e allunghi per qualche pagina ancora il tempo da passare in questo universo che spero riesca a far dimenticare per un po’ le giornate storte e i momenti di sconforto.

Alla stessa maniera, ma più in grande, di quello che Tetteballerine e Spanky avevano fatto nei capitoli Uptown Zanna e Grande Giove! ora, come Gran Maestri dell’ordine Alsef, insieme a Fangio e allo stesso Zanna si apprestano a farlo con i Clyt’o’Ryders, le matricole fresche di badge che hanno preso sotto la loro ala protettiva. Li hanno riuniti alla Crypta, la base operativa dell’ordine ma che in realtà è un’antica cappella sconsacrata nei sotterranei di un monastero ora sede di un’associazione culturale giovanile.

Riferendomi, ufficialmente per la prima volta, ai miei studi antropologici, faccio spiegare a Spanky che in alcune culture, il passaggio di rango da bambino a uomo è spesso soggetto al superamento di tre fasi: la Separazione, la Transizione e la Reintegrazione.

“La Crypta” è il racconto della prima fase: la Separazione, appunto. Per rendere ancora più memorabile l’evento, oltre ad aver addobbato la cripta di candele, Spanky, Zanna, Tetteballerine e Fangio indossano delle cerate gialle e dei copricapi, tutti diversi purché siano brutti: Spanky ha un lungo copricapo da capo tribù degli Indiani d’America, che gli fa solletico alle guance posteriori, come Peter Pan nel celebre film Disney; 


Fangio ha invece optato per un colbacco che, vista l’altezza e la remota pulizia della Crypta ha raccolto ogni possibile ragnatela e ora assomiglia a dello zucchero filato di pube anziano; 


Tette’ ha scelto un cappello di paglia da mondina, che lo fa sentire Raiden di Mortal Kombat e lo ha spinto da subito a provare disparate Fatality sulle già impaurite matricole

mentre Zanna, per finire, ha optato su un cappellino di marinaretto azzurro che, abbinato alla blusa blu che ha scelto di portare quel giorno, lo fa sembrare Paolino Paperino, se solo si calasse pantaloni e mutande fino alle caviglie.


In queste condizioni si procede alla Separazione dei pivelli: coloro che sono ancora vergini da una parte e coloro che sono già usciti in mare aperto, dall’altra (Cottonfioc e Testabietta).

C’è chi protesta, chi grida alla discriminazione e chi si risponde che, allora, la serata poker a casa di Fangio fosse tutta una tattica per fargli vuotare il sacco. Tetteballerine mette a tacere i tumulti lanciando il suo cappello di paglia come il cattivo di James Bond ad altezza uomo e Spanky dice, con orgoglio: “Certo, tutto quello che facciamo è un test! Che credi, che improvvisiamo?”.


Certo che improvvisano, come improvvisavo io a scrivere la maggior parte dei capitoli: mi lasciavo andare alla storia, facendomi condurre dai miei personaggi e tenendo a mente lo scopo per cui eravamo tutti là: divertirci. Certo, sapevo dove sarei andato a finire e sapevo, più meno, come fare ma non mi ero mai dato un limite di tempo o di spazio, sentendo che quando il momento fosse arrivato, me ne sarei reso conto e che non serviva pensarci durante il viaggio. Ecco quello che immagino quando si parla di anarchia controllata: a vista, da lontano, come un padre che lascia i figli a giocare a riva coi granchi morti mentre lui guarda i culi delle turiste teutoniche che passeggiano. 



Animal House by Stephen Bishop:


Finalmente, e dico finalmente, il tanto celebrato film del 1978 “Animal House”, che ho voluto omaggiare con una variante di copertina in brossura ( solo 1,50 euro in più rispetto all’altra), entra a far parte di questa gigantesca colonna sonora. 

So che il brano iconico del film è Shout (e ci arriveremo presto, non temete) ma quello di Bishop è una godibilissima anticipazione di quello che vi attende dalla visione del film. Il ritornello, a parte l’accompagnamento del sassofono, non è molto coinvolgente, ma sono le strofe quelle che regalano soddisfazioni e strappano un sorriso: intanto sappiamo che quei ragazzi possono fare festa fino all’alba e che alla confraternita Delta Chi non puoi sbagliare; che tutte le ragazze cadono ai piedi di Otter,


che Boon e Katy giocano al gatto col topo 

e che la signora Wormer è la regina dell’Animal House, nonchè la moglie del rettore. 

Che Pinto è davvero un bravo ragazzo perchè non approfitta della ragazza del supermercato che si le si è addormentata addosso appena prima di far l’amore con lui; 


che Chip, Doug e Greg non sono secondi a nessuno perché hanno studiato con Attila l’unno, tanto per farvi capire da quanto tempo sono iscritti al college; che la scarpa sinistra di Flounder è sempre nel piede destro 


e che se balliamo come Bluto potremmo prendere una A in “lobotomia”.


Questo è Animal House, e molto di più!






Chi più Re di Noi: la ragazza che ascoltava i Guns N' Roses

Editore: Andaluso Errante Books
Prima Edizione: Dicembre 2016
Seconda Edizione: Ottobre 2020
Genere: Narrativa Contemporanea


Quarta di copertina: "Bologna. Una nuova ragazza è venuta ad abitare nell’appartamento sopra a quello di Enrico, Tette’ e Zanna, solo che nessuno l'ha ancora vista. Il primo si è convinto che si tratti della donna della propria vita ed è deciso a incontrarla, il secondo si è offerto di curarne l'irrequieta smania di svegliarli nel cuore della notte facendole assaggiare un po' del toro da monta qual è, l'ultimo non è sicuro che il fantasma dello zio morto in quella casa la lascerà in pace.
Cecilia e Virginia alzano gli occhi al cielo"


NB: da qualche giorno è disponibile anche la variant cover dedicata a John Belushi e Animal House!
Costa solo 1.50 in più rispetto alla classica perché è in copertina rigida!



Qualche Recensione:



lunedì 1 febbraio 2021

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Controverso, come tutti i simboli.

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venerdì 15 gennaio 2021

Dentro il libro e oltre: Zanna e la pantera

 



“Zanna e la pantera” è il capitolo con cui conosciamo meglio Zanna, e lo facciamo davvero senza pudori. In verità non credo che esista la “Sindrome da Polluzione Istantanea” o SPI ma è certo che Zanna ne soffre. Questo disturbo lo coglie durante la notte quando la sua mente è impegnata a intrattenerlo con sogni ad alto tasso erotico. 

A posteriori è interessante notare la dicotomia delle due anime di Zanna, quella conscia e quella inconscia. Nella vita di tutti i giorni, come sappiamo, Zanna è avulso dal pensiero del sesso in senso prettamente istintuale e carnale: è un geek che se avesse pensieri erotici, questi avrebbero comunque una castità alla Star Trek, la serie originale. Baci a stampo all’aliena di turno da parte di un sempre carismatico capitano Kirk e basta, senza scene di sesso che nel 66 c’era l’apartheid sessuale tra specie diverse (NDR: con questo non voglio dire che Kirk non facesse tonnellate di sesso. Ne faceva, ma siccome in tv non veniva mostrato Zanna era convinto che fosse il bacio lo stadio finale di ogni rapporto di accoppiamento)


Il termine “copula” non è previsto nel programma esistenziale di Zanna, almeno non lo era fino a quando non non ha incontrato Tetteballerine. Sa che un altro sesso esiste e ne sente l’attrazione, ma come un antico che guardando il cielo stellato vedeva la Luna, non aveva idea di come potesse stare su, né se fosse possibile arrivarci. Il subconscio di Zanna, però, non è d’accordo con le scelte razionali della controparte e di notte lo ha preso per un idrante e gli fa fare sogni sconci e spinti che lo incendiano come una torcia umana.

Quello che scopriamo poi è che Zanna è pastafariano da quando il pastafarianesimo non era ancora di moda. Convertitevi tutti, non ve ne pentirete. Noi lo abbiamo fatto.

Prima di passare al tema centrale e cardine di oggi, la “Pantera”, ci spostiamo un secondo per abbandonarci al frivolo divertimento della caccia alla citazione. Sapete che lo faccio per mio esclusivo divertimento e perché proprio non riesco a non respirare, pensare, farmi ispirare e scrivere omaggiando i miei romanzi, libri o serie preferite. Come ha scritto Marco Guardanti nella prefazione a Chi più re di noi, sono vittima del fenomeno della rimediazione, un po’ per la struttura e per lo stile del romanzo (come una sitcom alla Big Bang Theory o alla How I met your mother) un po’, appunto, per il largo impiego di citazioni, più o meno celate all’interno della narrazione.

Ho usato uno dei mie film preferiti per raccontare quale sia la situazione al risveglio nella camera di Spanky, Tetteballerine e Zanna (sì, stanno in una tripla) raccontando come ci sia qualcosa che fluttua a “un metro e venti sopra le coperte”. In Ghostbusters del 1984 la battuta la diceva Bill Murray spiegando come la cliente (Dana Barrett, alias Sigourney Weaver) fluttuasse sopra il proprio letto a causa della possessione in atto da parte del demone Zuul, mentre io l’ho usata per descrivere l’alazabandiera dei tre maschietti, risvegliati nel bel mezzo di sogni libidinosi. E bhè, lavoriamo con quello che abbiamo (la mia stupidera, ovvero "Manifestazione ripetuta di immaturità, specialmente con atti o discorsi sciocchi e superficiali, tipica dell'adolescenza" Dizionario Zanichelli, ed. 2009).



Per descrivere lo Zanna onirico, oltre a definirlo come un Terminator programmato per bombare che non si ferma di fronte a nulla, ho deciso di far esplodere l’immaginazione dei lettori piazzandoci una citazione con la carica distruttiva di dieci bombe atomiche e SBAM! L’asteroide si spacca a metà come un paio di gambe e Zanna si immola alla libido (e alla sua polluzione imbratta-lenzuola). Vinciamo noi, Grace (Armageddon).


C’è anche spazio per Full Metal Jacket di Kubrick e la battuta sui tori e sulle checche, così iconica da essere copiata poi da altre decine e decine di film di guerra.


MIB, il primo Men in black, viene parafrasato quando descrivo l’alienazione di Zanna rispetto al mondo reale (gli alieni non hanno sempre un gran travestimento ma sono tra noi). Ricordate l’umano emaciato e smunto coi lunghi capelli bianchi a cui si accompagnava quel calrino incazzereccio di nome Frank? Battuta che poi viene ripresa sul finale, quando Jay inizia l’addestramento della nuova partner.


Per ultimo ma non meno importante è l’evocaizone del personaggio Pausammerda, direttamente dal film per teenager campione d’incassi American Pie e primo di una serie di sequel (che alla lunga avevano pure stufato) e un filone di cloni (anche peggiori).

American Pie fece per gli adolescenti degli anni 90 e 2000 quello che Il Laureato fece per quelli degli anni 60 e 70: sdoganare la figura della pantera/milf. Non sono qui per scrivere una voce enciclopedica che spieghi le differenze tra i due termini ma è importante che sappiate di cosa stiamo parlando, almeno a grandi linee. “Pantera” e “MILF” sono termini che indicano, sempre, una donna più adulta del suo partner sessuale. Solo che una dei due ha figli e l’altra, no. Eccallà. 


In tutti i maschi eterosessuali, dalla pubertà in poi, la figura della pantera entra prepotentemente nelle loro fantasie, nei loro sogni non confessati, nelle loro speranze. Almeno fino a quando non raggiungono un’età in cui per trovarne una è necessario cercare nelle case di riposo o ai ritiri parrocchiali. A quel punto la tendenza si inverte e il focus si sposta sulle ventenni. Come genere, quello maschile, è effettivamente un po’ disgustoso, patetico e viscido, non posso dire il contrario.

In ogni caso, la parte ascendente dell’esistenza è, per i ragazzi (vigorosi e senza peli nelle orecchie), stimolante, divertente e avventurosa (quanto ci piace raccontare agli amici le nostre imprese? Non si tratta di vantarsi, ma di divulgare l’esperienza in modo che tutti possano godere degli insegnamenti ricevuti).

La Pantera, anche detta nave-scuola, è colei in grado di insegnare i trucchi dell’ars amatoria a quel lombrico tutto erezione che crede di tenere in mano una clava e avere il solo compito di sbatterla destra e sinistra e fare grugniti. Le pantere hanno un cuore grande e si donano senza remore o pudori vergognosi mettendo in piazza la fonte del vero piacere. Godere di un corpo giovane, fresco e prestante è anche per loro molto più divertente, più soddisfacente, più appagante. La pantera si adopera per vincere la timidezza di quel giovane uomo, aiutarlo a dosare timidezza e decisione, addomesticare la delicatezza nei modi e svestirlo degli imbarazzi infantili. Genera tenerezza, il giovane uomo, nelle dee dal tocco magico e il sorriso volpino e, probabilmente, un’eccitazione più pura e ardente, perché ormai abituate a uomini d’esperienza che hanno superato da tempo la fase delle vergogne e delle carezze prolungate e che non le trattano più come le regine che sono.

È per esperienza che parlo? Malandrini, non si dice! Piuttosto andate a leggere il capitolo (Link) per scoprire cosa vi aspetta (se mai sarete così fortunati) o per confermare il miracolo.

Chiudo questo post con la mia classifica personale di Pantere/MILF con cui sono cresciuto (che espressione strana, no?):


3-Christa Miller aka Jordan Summer di Scrubs


2-Jane Seymour in Due single a nozze (Kittycat!)





Ma prima di mostrarvi chi occupa la prima posizione del podio, è necessaria una menzione d'onore:
La moglie del preside del college di Animal House, interpretata da Verna Bloom.




E ora tenetevi forte perché arriva:

1-Margaret Whitton da Il segreto del mio successo


Proprio dal film del 1987 con protagonista Michael J. Fox arriva la canzone che fa da colonna sonora al capitolo “Zanna e la pantera”.

Iconica è la scena della limousine in cui il giovanotto (Fox), arrivato dalla provincia nella grande città deciso a fare carriera e soldi, sta accompagnando a casa la moglie di uno dei dirigenti della ditta e questa inizia a provocarlo con pose e gesti (il rossetto) che non lasciano dubbi sulle sue intenzioni. E il tema de “Lo squalo” quando, in piscina, lei si immerge per togliergli il costume e lui si agita in preda al panico. Storia del cinema (esagerato!). 

LEGGENDA!



Vai Demo, Musica!




Per finire, non dimenticarti che il romanzo su Max Payne esiste e lo puoi leggere senza spendere un euro che è uno!





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venerdì 27 novembre 2020

Dentro il libro e oltre: No Vacancy for Erasmus


 


Se fino a ieri avevamo scherzato, con “No vacancy for Erasmus” il gioco comincia a farsi serio. In un ennesimo capitolo “pillola” si ravvisano una summa di tutti gli elementi che coloreranno il resto del romanzo. Fino a “La regola di Platino” il lettore viene preparato a quello che succederà con parole confortanti: un dottore che ci rassicura che sentiremo solo un pizzico appena prima di farci la puntura e ci massaggia il culo con un batuffolo di cotone imbibito nell'alcol. No vacancy for Erasmus è il pizzico, che proprio indolore non è ma che ancora non è il peggio. Quello arriverà quando lo stantuffo nella siringa comincerà a scendere e il liquido inizierà a diffondersi bruciando come l’inferno. Questo il lettore deve aspettarsi dal vaccino contro la normalità che Chi Più Re di Noi ha preparato per lui sperando che, a un certo punto, la cosa non prenda la piega di un esame della prostata.

Ma non è il momento di preoccuparci, ascoltiamo il dottore e speriamo che dica il vero.


No Vacancy for Erasmus parla di Bologna vista per la prima volta da un forestiero di provincia: tutto e tutti si mostrano da un prospettiva nanesca anche se si è più alti della media nazionale. La paura, l’ignoto e l’insicurezza, lo sappiamo, hanno la capacità di farci vedere tutto molto più grande di quanto in realtà non sia, e molto più minaccioso. Ma con questo non voglio dire che Bologna mi apparve minacciosa, la prima volta. Nient’affatto. Per fare un paragone azzardato, fu come quando Harry Potter entra per la prima volta a Diagon Alley attraverso quel muro di mattoni. Ogni cosa trasudava magia, ogni strada, ogni scorcio, ogni edificio era avvolto da una coltre di affascinante magnetismo. L’aria di Bologna è frizzante, ricca di opportunità. Un brulicare di uomini, mondi e storie sempre in movimento, come un fiume di vita: mentre ne ascolti una, centinaia di altre corrono via, trascinate dalla corrente senza poterle rincorrere o sperare di ritrovarle più in là. Bologna non è mai uguale a se stessa. È un organismo in costante trasformazione in grado di mantenere la sua identità e la sua magia intatte nel tempo. Bologna non è solo edifici, storia, aneddoti. Bologna sono le persone che la vivono, che la attraversano. 

Bologna è spirito, è stato d’animo.

Per un iscritto alla facoltà di Lettere e Filosofia, corso in Antropologia, Bologna è più che altro via Zamboni, al 38, la sede che è sempre la prima a divenire oggetto di scioperi, autogestioni, proteste. Ne ho visitate di altri sedi nel corso dei miei studi bolognesi ma il 38 è l’unico che sembra la casa dei Delta di Animal House reduce da una festa pazzesca delle loro. E questo nei giorni normali. Nei giorni di lotta il 38 si trasforma in una Beirut deflagrata dalle bombe. 

Oltre a murales più o meno elaborati, più o meno artistici, più o meno politici o divertenti, via Zamboni, piazza Verdi e le strade intorno hanno muri e muri imbrattati di avvisi di ricerca coinquilini del genere più disparato: scritti a mano, con pennarelli sottili, a matita, evidenziati, con numeri di telefono da strappare, con foto che dovrebbero inquadrare scorci di appartamento ma che invece sembrano opere d’arte moderna da quanto non si capisce un cazzo. Il titolo del capitolo deriva dal fatto che molti di questi annunci di convivenza recavano la scritta NO ERASMUS. 

La cosa mi stupì. 

Cioè, a stupirmi non era la tendenza dell’essere umano a ghettizzare i suoi simili, che è ben nota, quanto più perché non riuscivo a figurarmi i motivi specifici che avevano generato questa decisione unanime non programmata. 

Che combinavano gli Erasmus negli appartamenti di Bologna? 

Questo è un mistero che ancora aleggia sulla città e di cui non sono riuscito a venire a capo ma almeno mi è servito come spunto per creare l’ALSEf (Associazione Libera Soccorso Erasmus - femmine). 

Ma andiamo con ordine.


Una vera esperienza con uno studente Erasmus non l’ho mai avuta, ma questo non vuol dire che non l’avrei voluta. Più che altro, per quasi tutto il periodo universitario il vero erasmus sono stato io, questa è la verità. Il pendolare è il vero erasmus, emarginato come Giuda, non viene trattato bene nemmeno per compassione dato che, a differenza degli studenti stranieri, conosce bene la lingua e non ha quel che di esotico che anche se hai un’estetica più assimilabile a quella di un pitale, prima o poi qualcuna ci casca e per pietà te la smolla. Il pendolare non se lo calcola nessuno. Arriva giusto giusto per l’inizio delle lezioni e quando gli impegni accademici finiscono, non può rimanere nemmeno per la parte più bella dell’università, gli aperitivi in via del Pratello, perché deve correre come stronzi fino in stazione e tornarsi a casa. I veri reietti sono loro ed era giusto che qualcuno lo dicesse.

Solo quando mi sono trasferito le cose hanno cominciato a cambiare. Purtroppo, però, avendolo fatto solo al terzo anno tutti i compagni di corso ne avevano avuto ormai a sufficienza della vita notturna che Bologna offriva e si affrettavano a laurearsi e a passare di livello. In ogni caso non posso lamentarmi, ho visto e fatto cose che mi porterò dietro per sempre. Come il mezzo infarto per correre fino a San Luca inseguendo una forma fisica accettabile.

Come dicevo, in No Vacancy for Erasmus c’è il primo accenno all’Alsef, associazione libera soccorso erasmus (Femmine). Davvero uno dei più brutti acronimi mai scritti. Nonostante questo non l’ho mai voluto cambiare perché non si possono disconoscere le prime volte. In fondo, queste costituiscono una linea di confine che si oltrepassa solo una volta nella vita, come Sam Gamgee e quel passo fuori dalla Contea che sarebbe stato il primo mai fatto così lontano da casa.


I membri dell’ALSE(f) sono in servizio 7 giorni su 7, 24 ore su 24, il lavoro non li spaventa, il conto non vi spaventa ma è il martedì Erasmus il giorno in cui Bologna punta, sulla coltre di nubi che la avvolgono, un faro per richiamare gli eroi di cui ha bisogno ma che non merita. Durante il Martedì Erasmus i locali si affollano di studenti e studentesse stranieri a cui vengono riservati sconti e per cui si organizzano feste ed eventi di ogni sorta. Bere in economia e abbassare la guardia è quindi ciò che basta ai membri Alsef per avere successo e farsi acclamare con sacrifici rituali e idoli d’oro dai propri simili.

Comunque sia, in No Vacancy for Erasmus bastano poche righe per fare deflagrare, uno dopo l’altro, un rosario di ricordi e easter egg: 

1- Il motto di rimorchio che ha Tetteballerine («Punta la gnocca ubriaca!») è una citazione presa pari pari da “40 anni vergine”, il peggior film horror che abbia mai visto. Sul serio, mi ha fatto cacare addosso dalla paura.


-Alessio, ma 40 Vergine non è un film Horror.

-Lo dici tu, ma se siete dei ragazzi di 20 anni che non hanno ancora provato il piacere di un rapporto consensuale con un altro essere umano, e scoprite che qualcuno ha fatto un film sulla vostra vita, vi sfido a mantenere la calma. Sì, perchè, oltre alla condizione di castità c’era tanto altro, troppo, che avevo in comune con il personaggio interpretato da Steve Carell. Lui va a lavoro in bicicletta, tanto per cominciare.

-Massì, che vuoi che sia!

-Si infilava il bordo dei calzoni dentro il calzino così da non sporcarlo con il grasso della catena.

-Sei come mio nonno, ma fidati: è solo una coincidenza.

-Lavorava in un negozio di elettrodomestici e io da 4 anni passavo tutte le estati lavorando all’Euronics di Forlì.

-Ecco forse…

-Lui era impiegato lì come magazziniere e indovina un po’ qual era la mia mansione?

-Avrebbe fatto cagare a spruzzo anche me, hai ragione…

Vorrei a questo punto tranquillizzarvi annunciando ufficialmente, in diretta mondiale, che il sottotitolo del film della mia vita non potrà più essere “40 anni vergine” ma che resta in piedi il ballottaggio tra “L’attimo fuggente” e “Scemo & +Scemo”.

2- Ritorna l’antropologia urbana con il Sistema Waikiki, in cui non ho fatto altro che dare un nome fico a un’antica consuetudine degli uomini-guerrieri per infondersi coraggio prima di affrontare una battaglia che sarà dolorosa e che potrebbe essere l’ultima. Vi invito a scoprire di che si tratta in Chi più Re di Noi.

3- Introduciamo il concetto di “ruttoconlegambe”, mutuato dall’amico Foc e in gran voga nella gelateria (De Fanti) in cui ho lavorato per tre anni imparando un sacco, ridendo di brutto e vedendone di tutti i gusti…ehm…colori. Un ruttoconlegambe è la declinazione romagnola del più noto e inflazionato cessocoipedali, ma molto meno divertente. 

La Romagna ha una marcia in più, non c’è niente da fare!

La canzone che ho scelto come accompagnamento musicale è Baba O’Riley degli Who. Il motivo è semplice: è un brano che fondamentalmente si basa sull’attesa, quella dell’intro lunghissimo e leggendario, completamente strumentale. È attesa gloriosa come il riscaldamento che l'atleta fa prima di scendere in pista e dare tutto se stesso. Un momento di stasi che, per assurdo, è colmo di fervore e forza. Lo stesso stato d’animo che hanno i ragazzi come Zanna, Tette e Spanky prima di uscire di casa e mostrarsi al mondo e meritarsi uno spazio, in quel marasma, per restare al sole. In quella convinzione che a tutto o niente, a successo o sconfitta non ci siano alternative e compromessi e che una figura grama ti marcherà a fuoco per sempre. 


NB: l’immagine di copertina di questo episodio di Chi più Re di Noi penso che credo raffigurasse una giovane Lindsay Lohan parecchio alticcia, che si sposava bene con la condizione in cui descrivo i soggetti erasmus soccorsi dal nostro manipolo di eroi.






                                 
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