Alessio Chiadini Beuri: Ghostbusters
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giovedì 11 marzo 2021

Dentro il libro e oltre: Nascita di una nazione


Il titolo del capitolo è un chiaro riferimento al film del 1985 ma la differenza è che qui non si va alla radice di una nazione con forti spinte razziste ma si narrano le vicende di quando il gruppo di coinquilini, come lo avete conosciuto fino ad adesso, non si era ancora formato. In principio c’erano solo Zanna (la cui famiglia ci ha sempre messo l’appartamento) e Spanky. Magari in “Noi, Re di vivi” potrei raccontarvi il primo incontro che ciascuno ha avuto con gli altri. Ricordiamoli nell’ordine: dopo Zanna e Spanky, sono arrivati Tetteballerine, Cecilia e, infine, Virginia. Penso che sarà un capitolo molto speciale e non vedo l’ora di scriverlo.

In ogni caso, torniamo a noi: l’appartamento dei ragazzi è descritto alla stregua di un ricettacolo di oggetti inutili e, il più delle volte, raccattati direttamente dalla strada o sottratti da opere e installazioni pubbliche come un semaforo per lavori stradali e un cartello di divieto d’accesso. L’appartamento è il sesto protagonista di diritto di Chi più Re di noi perché, se avesse avuto altre caratteristiche quali, ad esempio, una cospicua caparra a cui dire addio in caso di danni strutturali, avrebbe assistito a molte meno avventure e disastri. L’appartamento di Chi più Re di noi è ripreso fedelmente (caparra a parte) da quello che abitai in quel lontano 2008 al terzo anno di università. Non sono riuscito a dimenticarlo proprio perché sono tornato ad abitarci con la fantasia per tutto l’anno e mezzo di stesura del romanzo. Quello e per le piattole, che ancora mi perseguitano. 

No, scherzo. 

Sono guarito. 


È lo stesso appartamento che fece piangere mia madre quando lo vide per la prima volta. Potete farvi un’idea più o meno fedele di che bettola di merda fosse. Ah, comunque la caparra la perdemmo davvero. La concedemmo senza battere ciglio, perché era un giusto lascito per quello che ci aveva dato quel posto. Quando arrivai il freezer aveva una quantità di ghiaccio e neve tale da poter contenere solo una confezione di bastoncini Findus e una bottiglia di Vodka. Non scherzo, c’era lo stampo nel ghiaccio. Credo lo sbrinammo una volta in tutto l’inverno, ma quando le stalattiti si riformarono, appena una settimana dopo, ci arrendemmo e non ci riprovammo più. Ci piaceva avere un mini set del pianeta Hoth in cui riprodurre l’inizio de L’impero colpisce ancora. 

Sono vere anche le freccette a cui giocavamo usando come bersaglio una scatola vuota di pandoro (vi ricordo che non avevamo internet e non era ancora arrivato il digitale terrestre), il cero di papa Roncalli di cui non riuscimmo mai a spiegarci la presenza, una bottiglia di petrolio e l’intera collezione di DVD piratati di Mazinga Zeta in uno degli armadi. Di fianco alla porta d’ingresso c’erano almeno tre biciclette una addosso all’altra che passando dovevi far attenzione a non far cadere e a svegliare così tutta la casa. Ammetto che le biciclette erano nostre ma non le usavamo quasi mai. A Bologna è bello passeggiare. In bicicletta rischi di perderti tutta la poesia.

Nascita di una nazione di Chi più Re di noi parla della creazione dell’Alsef, l’Associazione Libera Soccorso Erasmus (femmine), e della necessità esistenziale che l’ha resa possibile e che ricopre con un tono di colore più dolce quello che altrimenti sembrerebbe solo un covo di arrapati che tenta con ogni mezzo e sotterfugio di fare conquiste sessuali e poi sparire nella notte.

Zanna e Spanky una sera si recano al pub Calico, tenendo a bada i timori e le paure che una città grande e antica come Bologna, dal fascino misterioso ed esoterico, può scatenare al sopraggiungere della notte in due ragazzi appena ventenni e digiuni della vita indipendente. Più che altro avevano paura di venire scippati, chi del portafogli, chi della propria verginità. In ogni caso immaginatevi quei due entrare nel ristorante della banda Fratelli, ad Astoria. Non potendo realizzare il sogno di vivere I Goonies nella realtà, mi sono ritagliato quell’esperienza nella fantasia. Potete ringraziarmi dopo, non c’è fretta. 


Zanna, al tempo del Calico era innamorato di una ragazza spagnola conosciuta per caso, Caterina (ricordatevi questo nome), che però era sparita dopo avergli dato un bacio, il suo primo bacio. Era in uno stato di depressione cosmica e il morale risucchiato in un buco nero di lamenti continui. Spanky, cercando di tirarlo su di morale e fargli smettere di pensare per un attimo a tutto quel dolore che provava, gli fa bere un cicchetto. Peggiorando la situazione. Zanna inizia a dissertare  sul fatto che non ci sia giustizia in un mondo che non stabilisce delle regole per due persona che vogliono interrompere una storia, che dovrebbero esserci degli avvertimenti che ti consigliano di non proseguire, di non rimanerci sotto. Non può finire tutto all’improvviso, senza mettersi a sedere, dare le giuste motivazioni, e che siano valide altrimenti il cuore continuerà a ululare disperato alla Luna implorando perché gli sia restituito il maltolto. Ed è in quel momento cruciale che la storia dell’amicizia tra Zanna e Spanky cambia per sempre. Dal fondo del ristorante della banda Fratel…ehm…del Calico, si fa avanti, emergendo dall’oscurità e con passo claudicante un uomo spaventoso dall’aspetto piratesco, il gestore. Dice ai ragazzi di chiamarsi Duca e si siede al loro tavolo, che tanto il pub era deserto. Trattenendo a stento gli sfinteri pungolati dalla paura, Spanky e Zanna lo lasciano parlare (e in fondo che alternativa avrebbero avuto di fronte a un uomo che sembra in grado di mangiare carne umana viva?)

Duca gli dice che non c’è nessuno modo per proteggersi da quelle delusioni ma che ci si può addestrare e stare pronti. Programmare, avere un piano, costruirsi un’armatura a difesa dei propri sentimenti e smettere di avere grandi aspettative. È cinico, Duca e a tratti crudele ma il consiglio che dà ai due ragazzi ha lo scopo di aprire la loro mente così come troppo spesso hanno fatto con il loro cuore. Quando gli dice di non lasciare mai un posto, un locale, un bar senza prima aver saputo almeno qualcosa su ciascuna delle ragazze presenti vuole che loro affrontino il mondo come una fonte inesauribile di possibilità, non un binario silenzioso in cui il treno che potrebbe cambiarti la vita magari è già passato. Le occasioni non arrivano, le occasioni si vanno a cercare, si fa in modo di costruirsi le possibilità per poterne avere il più possibile. Questo si può fare soltanto vivendo nel mondo, facendo domande, ascoltando, parlando con chiunque si renda disponibile. È un atteggiamento che pochi hanno nella vita reale perché conoscere ciò che è altro, l’avvicinarsi di due mondi diversi e prima distanti tende a metterci nella condizione, quasi mai piacevole, di guardarci dentro e magari vedere i nostri sbagli, i nostri difetti e la nostra inettitudine. Molto meglio restare confinati sul nostro pianeta, al massimo sotto il portico del nostro universo a guardare le galassie attorno. È più facile, ci mette meno in crisi. 


Qui i ricordi si fanno meno precisi e le memorie si confondono ma probabilmente non sbaglio di molto dicendo che mentre scrivevo questo capitolo avevo già letto e studiato The Game: la Bibbia del rimorchio di Neil Strauss. Suonerò eretico ma è effettivamente uno dei libri che mi hanno cambiato la vita. Quanto meno il modo di pormi di fronte ad essa. Gli scopi coi quali lo acquistai erano tutto fuorché alti e apprezzabili dai più ma quello che vi trovai non furono soltanto i racconti di veri artisti del rimorchio e delle varie scuole di pensiero, comprese le tecniche di PNL declinate all’irretimento di giovani, sciocche e ingenui donzelle.  Gli artisti e i maestri del rimorchio esistono veramente e molto di quello che avete imparato da Barney Stinson in How I met your mother proviene da questi uomini che tengono seminari ad altri uomini insegnando loro i trucchi migliori per portarsi a letto le donne. 


So che può sembrare piuttosto squallido, e sotto alcuni aspetti lo è anche, ma cercate di mettervi nei panni di coloro a cui la vita ha dimostrato di avere poche speranze di realizzarsi, essere felici e trovare qualcuno. L’uomo è destinato alla caccia, è sessista dirlo nel 2021 ma le cose, là fuori, non sono cambiate più di tanto e, fidatevi, non sempre essere sinceri e aprirsi totalmente a qualcuno con tutto il bagaglio di difetti e problemi che avete, e con i sentimenti che provate, è l’arma migliore per avvicinarsi a qualcuno che conoscete da poco. Il corteggiamento è anche questo. Non siamo mai totalmente noi stessi quando vogliamo fare colpo su qualcuno: siamo tutti intellettuali, tutti tipi avventurosi, adoriamo il rischio e non ci appartengono in nessun modo gli stereotipi del nostro genere di appartenenza. 

Noi siamo oltre, siamo di più, fidati, non resterai delusa. Non sono come gli altri.


Il corteggiamento non lo insegna nessuno, sapete?

A qualcuno viene più naturale, qualcun altro è una pippa senza speranze. Ciò che funziona per qualcuno non è detto potrebbe funzionare per gli altri. Nessuno ti insegna nemmeno a leggere bene le situazioni, i sottointesi, le allusioni e i segnali che arrivano dall’altra parte della barricata. Sono molliche di pane su un sentiero pieno di corvacci. Basta mancarne una per perdere la strada.

In questo caso, è Zanna a rappresentarmi appieno. Ho sempre dato tutto me stesso quando avevo interesse per una persona. Fino a ridurmi la dignità all’altezza dello zerbino di casa. Credevo che mostrando me stesso, che dicendo quello che provavo nel momento in cui lo provavo tutto sarebbe andato bene, che non mi sarei dovuto pentire delle mie scelte. Purtroppo non è stato così e le porte in faccia sono arrivate lo stesso, incuranti del fatto che fossi stato me stesso con onestà. Non fraintendetemi, non sto dicendo che per farcela, per essere felici con qualcuno, per trovare la persona giusta è necessario mentire, nascondersi, esaltare delle qualità che non sono così forti dentro di noi. Non lo penso ma sono convinto che dirimere la questione sia complicato al pari che trovare l’equazione per rendere possibile il viaggio nel tempo. Forse, come umanità, arriveremo prima a spostarci attraverso il tessuto spazio-temporale prima di capire come approcciare nel giusto modo il tipo/la tipa che ci interessa. 


Tornando alla Bibbia del rimorchio, invece, devo ammettere che l’ho studiata con interesse aspettandomi di mettere finalmente le mani sul santo Graal che mi aprisse ogni porta del Paradiso e per qualche tempo girai con foglietto riassuntivo nel portafoglio, per poterlo eventualmente ripassare in caso di imminente necessità. Però, ovviamente, quando una cosa ti interessa molto, presti così tanta attenzione che impari senza nemmeno accorgertene. Quello che però appresi, senza aspettarmelo, fu un’attitudine più che una serie di battute imparate a memoria per scioccare e colpire la preda di turno. Il segreto per risultare interessante, appetibile e affascinante non risiede in una strategia, seppur molto elaborata e calibrata, ma dall’atteggiamento con cui ti poni di fronte alla vita: aperto, disponibile e libero dalle paure (dei rifiuti, delle figure di merda, di esprimersi, di far conoscere la propria opinione, di fare domande). Tutto risiede nella sicurezza e nella consapevolezza di sé: è forse questo l’afrodisiaco più potente di tutti. 


Perché al cinema facciamo sempre il tifo per il protagonista che dice quello che pensa senza edulcorare l’offesa, nel momento esatto in cui lo pensa e se ne frega se gli altri gli danno dello stronzo? 

Perché vorremmo avere la sua spavalderia e il suo coraggio e sbattercene delle conseguenze che verranno. Sapremo affrontare anche quelle perché solo alla morte non c’è rimedio. Tutto il resto si può aggiustare.

Ci piacciono le persone forti e autorevoli, che siano uomini o donne: hanno un magnetismo che ci fa desiderare di entrare a far parte di quel mondo, farlo un po’ nostro e uscirne migliori.

Così le parole del Duca ispirano Zanna e Spanky che, proprio su uno dei sudici tavoli del Calico realizzano il logo di quello che diventerà l’ALSEf.

Il tutto inizia con una citazione da Ghostbusters II:


Zanna e Spanky tracciano una FRECCIA, prima di tutto: per ricordarsi di tenere sempre a mente il loro obiettivo; una PICCA per non dimenticarsi i due di picche che la vita aveva sempre avuto in serbo per loro; disegnarono i BAFFI del Duca per omaggiare chi aveva aperto loro gli occhi e misero tutto insieme. Quando conobbero Tetteballerine lui, ovviamente, volle metterci il profilo di un fallo.

Alsef. Sì, siamo arrivati!



La canzone: Life to life by Pete Townshend:

Questo brano è il main theme di un film degli anni ‘80 che è ormai assolutamente introvabile in italiano: Rock Hotel Majestic. Me lo fece conoscere il mio amico, collega e cumpà Riccardo raccontandomi che era un film che lo aveva sempre ispirato. Il giovane protagonista, da un giorno all’altro, si trova ad ereditare un vecchio, malmesso, decadente hotel in una cittadina di provincia. Decide di cominciare una nuova vita, rimettendolo in sesto e in attività con l’aiuto dei suoi migliori amici, di cui vuole vedere realizzarsi i sogni.

L’ho scelto perché anche Zanna e Spanky, quella sera al Calico sono all’inizio di un viaggio che li porterà a conoscere un città all’apparenza insidiosa, la loro amicizia e se stessi con quel pizzicore alla bocca dello stomaco che ci prende quando ci prepariamo ad affrontare qualcosa di nuovo, una grande impresa, l’inizio di una ripida discesa, lo sguardo di quella persona che popola ogni nostro pensiero, l’ultimo esame prima della laurea, la fine della scuola, l’inizio dell’estate.








Per finire, non dimenticarti che il romanzo su Max Payne esiste e lo puoi leggere senza spendere un euro che è uno!



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giovedì 4 febbraio 2021

Dentro il libro e oltre: Internet a 33k


Internet a 33k, come vedrete, non è un capitolo particolarmente lungo ma è da leggere con attenzione perché, vi assicuro, è FONDANTE.

Molte delle cose che ci troverete ve le porterete fino alla fine del romanzo.

Se avete letto la postfazione all’edizione 2020 di Chi più Re di noi allora sapete che una delle fonti d’ispirazione per questo libro l’ho avuto grazie al blog ICoinquilini, fondato nel lontano 2008 e chiuso pochi anni più tardi. È stato l’antesignano di quelle pagine che hanno poi spopolato su Facebook come Il Coinquilino di Merda, Roba da coinquilini e Il coinquilino geniale.

Storie di vita universitaria vissuta e di coinquilini. Voglio confessarvi che oggi, prima della stesura di questo pezzo, ho provato a contattare gli amministratori del blog attraverso l’indirizzo di posta che lasciarono allora. Non so se quella casella viene ogni tanto controllata (ne dubito), ma nel caso succedesse il miracolo, ringrazierò di cuore per esserci stati e aver dato un senso a una piccola parte della mia vita che in qualche, strana maniera, mi ha definito come persona e come scrittore.



Prima di iniziare a scrivere Chi più Re di noi, proprio come un infante che deve muovere i suoi primi, incerti passi nel soggiorno di casa, avevo bisogno di un girello e diversi aiuti per muovermi verso mamma e papà. Queste routine le prendevo dalla conversazioni che ascoltavo in giro, dalle serata con i miei amici e da quello che leggevo per “documentarmi”, per entrare di più nel mood che volevo raccontare. Per questo, nei primi capitoli, poi sempre meno frequentemente, ho usato espressioni e situazioni lette nel blog che mi avevano fatto ridere, che mi avevano acceso in testa una scena che poteva funzionare, che mi avevano dato lo spunto per creare qualcosa di mio.

Prima di inoltrarci nella disamina del capitolo settimanale, “Internet a 33k” vorrei trascrivere, come testimonianza per i posteri e per coloro che non sono stati così fortunati da incappare ne ICoinquilini negli anni in cui era attivo e presente nell’internet, il pezzo originale da cui ho tratto il titolo del capitolo.


Storia 23 (legata a storia 17): La giusta misura


Del periodo in cui eravamo in tre in trenta metri quadrati i divertimenti erano pochi. Le televisione c’era ma funzionava solo con il videoregistratore. Per un periodo ci siamo guardati un po’ di film in cassetta, ma senza colore. Poi, un giorno, anche senza audio.

La cosa più divertente era quando, verso ora di pranzo, mettevamo l’acqua sul gas per la pasta. Io e Massimo avevamo comprato le palline rimbalzine alla macchinetta del supermercato. Le lanciavamo con volenza per terra e poi dove colpivano colpivano. Una volta una pallina fece una mora nel braccio a Ghino, un’altra rovesciò la pentola con l’acqua che bolliva rischiando di ustionarci tutti.

E noi giù a ridere come pazzi. Cosa vuoi, ancora internet andava a 33k.


Ed era così anche per noi, che abitavamo in via Saffi. Non avevamo internet in appartamento (vivevo in una tripla per risparmiare figurarsi se potevo indebitarmi per avere la linea in casa) ma uno dei ragazzi con cui abitavo, ingegnere elettronico, mi sembra di ricordare, in qualche occasione provò a hackerare e inserirsi nella banda internet del vicino, con zero successo. Per controllare le mail e fare qualche navigata su internet, parlare con i gli amici lontani su MSN (siamo ancora nell’era pre-facebook, capiamoci) si andava in dipartimento e davanti a quei due computer, scrausi e macinati per il troppo uso, in fondo al corridoio del piano terra del 38 di via Zamboni. Il problema è che non avevi privacy mentre ti facevi gli affari tuoi perché dietro la tua schiena avevi sempre qualcuno che aspettava il suo turno e poteva benissimo sbirciare lo schermo da sopra la tua spalla durante l’attesa. Se mi ricordo bene, ogni sessione, poteva durare al massimo 30 minuti, poi ti dovevi ricollegare (se non c’era nessuno a farti la posta) o cedere a quello dopo. Ah, per giunta, cosa mai capita, uno dei due pc aveva la sedia, mentre se ti capitava libero l’altro dovevi stare in piedi tutto il tempo. Uno schifo vero. Ma non avevamo così bisogno di internet, io avevo un Nokia 3330 che non mandava nemmeno gli mms e dopo un po’ dovevo decidere quali messaggi cancellare per fare spazio.

Ma ora torniamo a noi lasciando la malinconia per i momenti di nostalgia depressa.

Internet a 33k si apre un po’ come quel post, solo che per Zanna, Enrico e Tette’ creo un gioco da salotto chiamato Lloydball (è un diminutivo, il vero nome è molto più lungo, complicato e politicamente scorretto) che in pratica è una versione del Baseball in cui al posto della palla c’è un saracchio (uno sputo, NDR), al posto della mazza c’è un mestolo (solo Zanna fa l’infelice scelta di usare una ramina, che quando intercetta la palla di saliva, questa si nebulizza e gli arriva a inzaccherare la faccia) e al posto dell’eliminazione decretata dall’arbitro c’è una scoreggia acida sfiatata in pieno muso.


Mentre i decorticati sono impegnati a scambiarsi deiezioni e fluidi corporali Virginia entra in appartamento con uno sbattere di porta poderoso. Ed ecco che, dopo un omaggio a Xena la principessa guerriera con i suoi completini di pelle, comincia una sfilza di citazioni alte di cui vado molto fiero. Virginia passa davanti ai ragazzi, che si chiedono ancora cosa stia succedendo e va a prepararsi il caffè, incazzata come un bufalo e resa muta dalla collera. Enrico, Tette’ e Zanna sanno di dover fare qualcosa ma sono pietrificati da Virginia. Fino a che qualcuno non propone di andarci a parlare e un altro non dirà che sa lui cosa fare, che ha un piano. Se la cosa non vi ha ancora fatto scattare nulla vi dico che ho ricostruito una delle scene più belle e iconiche di Ghostbusters del 1984, quella del primo confronto tra Ray, Peter e Egon con un fantasma, senza strumentazione e zaini protonici. Ora andate a godervela e poi tornate qua.


Dopodiché Zanna racconta un aneddoto sullo zio, Vladimiro Zannetti. Quello che, morendo, ha lasciato libero l’appartamento di sopra, in cui è andata a vivere la misteriosa inquilina. In vita, lo zio di Zanna era un vero rompicoglioni. Un solitario che non sopportava il prossimo e vessava i nostri, con scontri epici con il mai domo Tetteballerine, che non aveva remore reverenziali nei confronti di un anziano. In ogni caso è un aneddoto che qualcuno mi raccontò durante una delle mie stagioni alla Cantina Sociale di Forlì e ha a che fare con un ragazzo camerunense particolarmente prestante e una battuta smaccatamente razzista, anche se detta senza l’intento di offendere o denigrare ma solo di richiamare un umorismo di provincia, di campagna, circoscritto in un canone stilistico difficilmente esportabile.

Virginia è ormai tornata nella sua stanza quando iniziano a sentirsi forti rumori in tutta casa. Subito i ragazzi danno la colpa alla compagna d’appartamento ma presto capiscono che non è lei a causare quei tonfi e quel baccano. Vengono dal piano superiore. Dall’appartamento gemello al terzo piano, quello in cui abita l’inquilina misteriosa che Enrico sta inseguendo ormai da settimane.

È la prima volta che gli altri la sentono e Enrico può finalmente scrollarsi di dosso la sensazione di essere considerato totalmente sciroccato dagli altri. Tetteballerine è quello che, ovviamente, ha la reazione più esagerata di tutti: urla esattamente quello che urla un arrapato Kevin Bacon in Tremors quando scorge in lontananza la figura della ricercatrice (interpretata da Finn Carter, e love interest del film). 


Appena una battuta per ricordare Ace Ventura l’acchiappanimali e si ritorna a Tremors, quando Zanna, Terrorizzato da quel frastuono increscendo, chiede a tutti di non muoversi, che l’essere li può sentire attraverso le vibrazioni provenienti dal  “soprasuolo” (dato che usare il termine soffitto sembrava troppo banale). Tette’ e Enrico gli danno corda mentre Virginia no, è uscita dopo aver spezzato le illusioni di Enrico sull’aspetto dell’inquilina. Purtroppo, però, è proprio in quel momento che il vecchio frigorifero decide di imbizzarrirsi come un cavallo e saltellare per la cucina. Zanna ci si avventa sopra tentando di ammutolirlo ma il Graboid che sta scavando sotto la superficie della loro suggestioni li ha sentiti e sbatte di nuovo, con più forza, una porta. 


Enrico però quel suono lo riconosce e si proietta fuori dall’appartamento. Se era il portone del condominio vuol dire che l’inquilina è appena scesa. Quale momento migliore per seguirla e, finalmente, incontrarla? Però il destino beffardo ci metterà lo zampino e riempirà la strada della consueta, affollata, giornata di mercato. L’unica cosa che resta da fare al nostro Spanky è quella di rivolgersi al Pakistano dell’alimentari sotto il condominio per chiedergli se ha visto qualcuno uscire dal portone prima di lui. Quella che sentirà, in quell’italiano abbozzato al curry, sarà la prima descrizione dell’inquilina del terzo piano.

Bella, alta e russa.

Tenetevi stretti questi indizi fino alla fine del romanzo. Ne arriveranno altri.


La canzone del capitolo: New York groove by Kiss

Voi immaginateveli quei tre a giocare a questa versione infettiva del baseball per casa, correndo attorno a un tavolo, saltando sul divano, facendo slalom tra le sedie e praticamente mettendo a repentaglio la loro incolumità e la resistenza strutturale dell’edificio stesso, in quella assolato pomeriggio di fine estate/vacanze. Guardatevi gli schizzi di saliva nebulizzata al rallentatore descrivere meravigliosi archi in aria, prima di impattare umiliante addosso a qualcuno. Non è proprio una canonica scena di training da film sportivo, ma ha la stessa forza galvanizzante.





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venerdì 15 gennaio 2021

Dentro il libro e oltre: Zanna e la pantera

 



“Zanna e la pantera” è il capitolo con cui conosciamo meglio Zanna, e lo facciamo davvero senza pudori. In verità non credo che esista la “Sindrome da Polluzione Istantanea” o SPI ma è certo che Zanna ne soffre. Questo disturbo lo coglie durante la notte quando la sua mente è impegnata a intrattenerlo con sogni ad alto tasso erotico. 

A posteriori è interessante notare la dicotomia delle due anime di Zanna, quella conscia e quella inconscia. Nella vita di tutti i giorni, come sappiamo, Zanna è avulso dal pensiero del sesso in senso prettamente istintuale e carnale: è un geek che se avesse pensieri erotici, questi avrebbero comunque una castità alla Star Trek, la serie originale. Baci a stampo all’aliena di turno da parte di un sempre carismatico capitano Kirk e basta, senza scene di sesso che nel 66 c’era l’apartheid sessuale tra specie diverse (NDR: con questo non voglio dire che Kirk non facesse tonnellate di sesso. Ne faceva, ma siccome in tv non veniva mostrato Zanna era convinto che fosse il bacio lo stadio finale di ogni rapporto di accoppiamento)


Il termine “copula” non è previsto nel programma esistenziale di Zanna, almeno non lo era fino a quando non non ha incontrato Tetteballerine. Sa che un altro sesso esiste e ne sente l’attrazione, ma come un antico che guardando il cielo stellato vedeva la Luna, non aveva idea di come potesse stare su, né se fosse possibile arrivarci. Il subconscio di Zanna, però, non è d’accordo con le scelte razionali della controparte e di notte lo ha preso per un idrante e gli fa fare sogni sconci e spinti che lo incendiano come una torcia umana.

Quello che scopriamo poi è che Zanna è pastafariano da quando il pastafarianesimo non era ancora di moda. Convertitevi tutti, non ve ne pentirete. Noi lo abbiamo fatto.

Prima di passare al tema centrale e cardine di oggi, la “Pantera”, ci spostiamo un secondo per abbandonarci al frivolo divertimento della caccia alla citazione. Sapete che lo faccio per mio esclusivo divertimento e perché proprio non riesco a non respirare, pensare, farmi ispirare e scrivere omaggiando i miei romanzi, libri o serie preferite. Come ha scritto Marco Guardanti nella prefazione a Chi più re di noi, sono vittima del fenomeno della rimediazione, un po’ per la struttura e per lo stile del romanzo (come una sitcom alla Big Bang Theory o alla How I met your mother) un po’, appunto, per il largo impiego di citazioni, più o meno celate all’interno della narrazione.

Ho usato uno dei mie film preferiti per raccontare quale sia la situazione al risveglio nella camera di Spanky, Tetteballerine e Zanna (sì, stanno in una tripla) raccontando come ci sia qualcosa che fluttua a “un metro e venti sopra le coperte”. In Ghostbusters del 1984 la battuta la diceva Bill Murray spiegando come la cliente (Dana Barrett, alias Sigourney Weaver) fluttuasse sopra il proprio letto a causa della possessione in atto da parte del demone Zuul, mentre io l’ho usata per descrivere l’alazabandiera dei tre maschietti, risvegliati nel bel mezzo di sogni libidinosi. E bhè, lavoriamo con quello che abbiamo (la mia stupidera, ovvero "Manifestazione ripetuta di immaturità, specialmente con atti o discorsi sciocchi e superficiali, tipica dell'adolescenza" Dizionario Zanichelli, ed. 2009).



Per descrivere lo Zanna onirico, oltre a definirlo come un Terminator programmato per bombare che non si ferma di fronte a nulla, ho deciso di far esplodere l’immaginazione dei lettori piazzandoci una citazione con la carica distruttiva di dieci bombe atomiche e SBAM! L’asteroide si spacca a metà come un paio di gambe e Zanna si immola alla libido (e alla sua polluzione imbratta-lenzuola). Vinciamo noi, Grace (Armageddon).


C’è anche spazio per Full Metal Jacket di Kubrick e la battuta sui tori e sulle checche, così iconica da essere copiata poi da altre decine e decine di film di guerra.


MIB, il primo Men in black, viene parafrasato quando descrivo l’alienazione di Zanna rispetto al mondo reale (gli alieni non hanno sempre un gran travestimento ma sono tra noi). Ricordate l’umano emaciato e smunto coi lunghi capelli bianchi a cui si accompagnava quel calrino incazzereccio di nome Frank? Battuta che poi viene ripresa sul finale, quando Jay inizia l’addestramento della nuova partner.


Per ultimo ma non meno importante è l’evocaizone del personaggio Pausammerda, direttamente dal film per teenager campione d’incassi American Pie e primo di una serie di sequel (che alla lunga avevano pure stufato) e un filone di cloni (anche peggiori).

American Pie fece per gli adolescenti degli anni 90 e 2000 quello che Il Laureato fece per quelli degli anni 60 e 70: sdoganare la figura della pantera/milf. Non sono qui per scrivere una voce enciclopedica che spieghi le differenze tra i due termini ma è importante che sappiate di cosa stiamo parlando, almeno a grandi linee. “Pantera” e “MILF” sono termini che indicano, sempre, una donna più adulta del suo partner sessuale. Solo che una dei due ha figli e l’altra, no. Eccallà. 


In tutti i maschi eterosessuali, dalla pubertà in poi, la figura della pantera entra prepotentemente nelle loro fantasie, nei loro sogni non confessati, nelle loro speranze. Almeno fino a quando non raggiungono un’età in cui per trovarne una è necessario cercare nelle case di riposo o ai ritiri parrocchiali. A quel punto la tendenza si inverte e il focus si sposta sulle ventenni. Come genere, quello maschile, è effettivamente un po’ disgustoso, patetico e viscido, non posso dire il contrario.

In ogni caso, la parte ascendente dell’esistenza è, per i ragazzi (vigorosi e senza peli nelle orecchie), stimolante, divertente e avventurosa (quanto ci piace raccontare agli amici le nostre imprese? Non si tratta di vantarsi, ma di divulgare l’esperienza in modo che tutti possano godere degli insegnamenti ricevuti).

La Pantera, anche detta nave-scuola, è colei in grado di insegnare i trucchi dell’ars amatoria a quel lombrico tutto erezione che crede di tenere in mano una clava e avere il solo compito di sbatterla destra e sinistra e fare grugniti. Le pantere hanno un cuore grande e si donano senza remore o pudori vergognosi mettendo in piazza la fonte del vero piacere. Godere di un corpo giovane, fresco e prestante è anche per loro molto più divertente, più soddisfacente, più appagante. La pantera si adopera per vincere la timidezza di quel giovane uomo, aiutarlo a dosare timidezza e decisione, addomesticare la delicatezza nei modi e svestirlo degli imbarazzi infantili. Genera tenerezza, il giovane uomo, nelle dee dal tocco magico e il sorriso volpino e, probabilmente, un’eccitazione più pura e ardente, perché ormai abituate a uomini d’esperienza che hanno superato da tempo la fase delle vergogne e delle carezze prolungate e che non le trattano più come le regine che sono.

È per esperienza che parlo? Malandrini, non si dice! Piuttosto andate a leggere il capitolo (Link) per scoprire cosa vi aspetta (se mai sarete così fortunati) o per confermare il miracolo.

Chiudo questo post con la mia classifica personale di Pantere/MILF con cui sono cresciuto (che espressione strana, no?):


3-Christa Miller aka Jordan Summer di Scrubs


2-Jane Seymour in Due single a nozze (Kittycat!)





Ma prima di mostrarvi chi occupa la prima posizione del podio, è necessaria una menzione d'onore:
La moglie del preside del college di Animal House, interpretata da Verna Bloom.




E ora tenetevi forte perché arriva:

1-Margaret Whitton da Il segreto del mio successo


Proprio dal film del 1987 con protagonista Michael J. Fox arriva la canzone che fa da colonna sonora al capitolo “Zanna e la pantera”.

Iconica è la scena della limousine in cui il giovanotto (Fox), arrivato dalla provincia nella grande città deciso a fare carriera e soldi, sta accompagnando a casa la moglie di uno dei dirigenti della ditta e questa inizia a provocarlo con pose e gesti (il rossetto) che non lasciano dubbi sulle sue intenzioni. E il tema de “Lo squalo” quando, in piscina, lei si immerge per togliergli il costume e lui si agita in preda al panico. Storia del cinema (esagerato!). 

LEGGENDA!



Vai Demo, Musica!




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venerdì 8 gennaio 2021

Dentro il libro e oltre: Il letto, il bagno e...



 Il titolo del capitolo è preso pari pari, così come la canzone (17 again - Eurythmics), da una puntata di Will & Grace.

A differenza del taglio comico della serie, questa puntata in particolare ha un mood molto più introspettivo e, diciamocelo, abbastanza depresso. Non troverete quindi le solite battute brillanti e caustici botta e risposta ma una Grace in stato vegetativo avvolta in un bozzolo di coperte, lenzuola e lacrime perché la sua grande storia d’amore con Nathan, è finita. Will, Jack e Karen proveranno in tutti modi di tirarla su di morale ma alla fine dovranno arrendersi e, in qualche modo, resteranno coinvolti in quel vortice di emozioni catartiche che li porterà a domandarsi a che punto della vita hanno preso la decisione sbagliata.


La ricordo così nitidamente perché le storie malriuscite, in cui mi ritrovavo col cuore gonfio di pianto e gli occhi increduli a dipingere domande al buio di una notte artificiale, sono state il leitmotiv per gran parte della mia giovinezza. È stato facile immedesimarmi nella sofferenza di Grace e commuovervi di nuovo la prima volta che ho visto “Il letto, il bagno e oltre”. È stato come condividere un dolore con dei vecchi amici, a cui non dovevi raccontare niente. 

Ma veniamo a noi che già mi risale il magone. Nel capitolo di oggi, troviamo Spanky chiuso in bagno, non per volontà sua né del suo corpo che evita di assecondare la sua volontà ma a causa della forza poderosa del solito Tetteballerine e di quella volta che, per fare il bullo da film, ha dato un calcio alla porta per un’irruzione goliardica. E non pago di aver sbriciolato la serratura si è poi offerto di sistemarla da solo. Male.

È l’ultimo capitolo intimistico del romanzo perché appena prima della sua fine vedremo Tetteballerine e Cecilia tornare in appartamento dopo le vacanze estive mettendo un punto alla vita solitaria e noiosa di Enrico.

Essendo un racconto da una sola location c’è molto spazio per musica (2 brani invece che uno) e per le citazioni. 

Il povero Spanky cerca in tutti i modi e con ampio impiego della fantasia di liberarsi da quella prigione di porcellana, facendo anche appello alle conoscenze che ore e ore di film d’azione gli hanno instillato. Ovviamente gridare aiuto dalla finestra come un ossesso non sortisce alcun effetto nella domenica di una Bologna in cui i più devono ancora rientrare dalle ferie. Per questo dopo poco tempo le idee si fanno più strambe, come quella di defecare sul terrazzo sottostante convinto che “se qualcuno mi cagasse in casa io andrei a vedere. Con un ombrello ma ci andrei”. La citazione successiva arriva veloce come un proiettile: “…se sulla città piove merda…e chi chiamerai?”. Ve la ricordate anche voi quella mitica frase pronunciata da Bill Murray in Ghostbusters II?

Ma non è l’unica citazione proveniente dal film 1989 e questa mi piace di più, ma vi lascio l’ebbrezza di individuarla da soli (Qui).

Una volta aver rinunciato ai suoi propositi di fuga Enrico si rassegna e cerca di passare il tempo nel modo migliore possibile e, visto che ha lasciato il cellulare in camera (per questo gli è stato impossibile chiamare in soccorso il portiere, i pompieri, la guardia nazionale), i suoi occhi si posano su una delle copie di Cosmopolitan delle ragazze accanto alla borsa coi trucchi. 

Diceva John Lennon: la vita è ciò che ti capita mentre sei impegnato a fare altro”. Ed è proprio in questo modo che la visione stessa dell’esistenza, per il nostro protagonista, cambia in maniera radicale. Non gli riuscirà più, dopo questa giornata, di guardare le cose con il disincanto di prima. Sì, avete letto bene, non è un refuso: con la lettura di Cosmopolitan, per Enrico il mondo si accende di sfumature che prima non aveva. È un cieco che torna a vedere. La convinzione che l’universo femminile non possa essere compreso e che fosse un orizzonte che si allontana inesorabile non importa quanto a lungo cammini, si dissolve con il fruscio della prima pagina sfogliata.


Che gli uomini vengano da Marte e le donne da Venere e che sia impossibile per loro comprendersi pienamente è una verità che rimarrà immutabile fino alla fine delle ere ma grazie al periodico della Hearst Corporation, questa distanza di fondo risulta un po’ più colmabile. Almeno così i ragazzi possono mettere in scena spettacoli meno degradanti delle spacconate da macho in cui le donne sono scherzosamente (ma mica tanto) paragonate a degli elettrodomestici da cucina o dei parchi giochi per maschi adulti. Chi più Re di Noi parla anche di questo: mondi che non si comprendono, diversi in tutto ma costantemente attratti uno all’altro, destinati a completarsi all’infinito. Le spacconate dei maschi, ora lo sappiamo e lo possiamo dire ad alta voce, hanno una sola fonte: la paura di ciò che non si conosce, di ciò che si desidera senza sosta e che li fa sentire totalmente impotenti e in balìa della benedizione di una sillaba (Sì) o del castigo di un’altra (No). Ecco una verità lapidaria per le signore all’ascolto, che racchiude per intero l’universo maschile: anche se non lo diamo sempre a vedere, il nostro universo gira attorno a un vostro e a un vostro no e tutto quello che facciamo, che creiamo, che sbeffeggiamo o adoriamo ha origine, scopo e fine in quell’attesa. Anche chi tratta le donne in un certo, ignobile e deprecabile modo fino alle conseguenze più estreme, lo fa guidato da quel principio. Solo che in quel caso c’è l’aggravante di un deficit emozionale e dialettico che, viceversa, aiuterebbe a superare l’impasse.

Il mondo femminile è complesso, stratificato e spesso contradittorio e l’organismo semplice costituito dall’uomo non ha nessuna speranza di farcela con le proprie forze. Cosmopolitan almeno è in grado di fornire spunti, di riflessione prima e di conversazione poi, che possano almeno accendere una luce su di lui. Non per forza una luce di interesse, ma almeno un lumino che rischiari l’oscurità più nera e lo faccia scorgere. Io sono un esempio di colui che non è mai stato in grado di instaurare una conversazione finalizzata e creare interesse in una ragazza che mi piaceva. Attaccare bottone poi, difficilissimo: serve faccia tosta, il momento giusto e una buona apertura. Non ho mai avuto nessuno dei tre e senza una buona base alcolica il solo pensiero di avvicinarmi e iniziare a parlare mi creava fastidiosi crampi allo stomaco. Bere ti può dare la faccia tosta, la fortuna la scelta del momento giusto ma la buona apertura ce l’hai solo con le regole ingovernabili del caos. Il mio non vuol essere un invito all’alcolismo ma quello che serve al giovane troppo preoccupato di fare tutto nel modo giusto senza averne esperienza è smettere di preoccuparsi, darci un taglio con il programmare e semplicemente andare. Io mi sono sempre preoccupato troppo del giudizio altrui, ne ero totalmente asservito e agivo di conseguenza. L’età adulta mi ha ammanettato al polso una ventiquattrore piene di “sbattecazzismo” e con quella passo attraverso situazioni che prima mi avrebbero scatenato l’ulcera.

Da piccolo non capivo quanti mi dicevano che per farmi notare dalla ragazza che mi piaceva dovevo fare come se non mi interessasse. Era un controsenso ma avevano ragione: se togli la paura di fallire dall’equazione, viene tutto molto più facile e le possibilità di successo aumentano esponenzialmente. Vivi libero dalle preoccupazioni, non chiudere la porta alle occasioni, fai quello che ti senti e fallo per te stesso, è l’unica cosa che conta e, soprattutto, ti rende molto più interessante, indomabile, desiderabile. Gli zerbini non piacciono a nessuno, alla lunga. Sono piuttosto noiosi. Tutti noi cerchiamo qualcuno che renda interessante la nostra vita, originale, non scontata. Amiamo l’avventura, uomini e donne.

Fuori da tutti questi sofismi, comunque, nel romanzo il consiglio che viene dato è quello di non respingere letture femminili perché, lette ad alta voce e con un po’ di malizia si può far scoppiare quelle bolle di sapone che tengono separati uomini e donne. Ridere dell’esistenza della ginnastica per il pavimento pelvico sdogana un argomento magari imbarazzante con una risata.

Quasi tutte le relazioni cominciano con una risata.



Fire in the twilight - Chaka Chung:

Direttamente dalla colonna sonora del film The Breakfast Club, ho inserito questa canzone perché, come i cinque protagonisti che sono costretti a passare un intero sabato in punizione a scuola, anche Spanky si trova a ballarla durante il suo isolamento forzato. Tutto merito dell'inquilino/a che abita l'appartamento di sopra che, invece di chiamare qualcuno che possa andarlo a salvare e farlo uscire dal bagno, la mette a tutto volume nel suo stereo. Cosa può fare, il nostro a questo punto, se non darci dentro come un Kevin Bacon bolognese?




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domenica 29 novembre 2020

Il Bollettino dell'Andaluso: Settimana 3 (23 - 29 novembre 2020)

 

"I always knew looking back on the tears would make me laugh, but I never knew looking back on the laughs would make me cry." [C. S.] Father & son compie 50 anni!

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Chi Più Re d Noi, il romanzo: https://amzn.to/2Sds44z

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John Travolta nei panni di Babbo Natale celebra le feste a modo suo. #johntravolta #babbonatale #santaklaus #xmas #merrychristmas #christmas #natale #buonnatale #dancing #pulpfiction #royaleconformaggio

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