Alessio Chiadini Beuri: ritorno al futuro
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giovedì 1 luglio 2021

Dentro il libro e oltre: Il metodo Socratico



Che è successo nella puntata precedente? Che Enrico e Alena, la studentessa incontrata in “Dalla Russa con Ardore” hanno litigato perché lui gli ha dato buca a un pranzo per fare da balia ai Cly'O’Ryders (Cly - la confraternita). Questo ci porta ad un apparente allontanamento dei due e a una strenua resistenza di Enrico a non scriverle smielati sms prima che non sia lei a farlo, o a farsi risentire. Essere stronzi paga sempre. Enrico-Spanky vi spalma questa verità nuda e cruda quando ancora non avete messo comodo il sedere sulla poltrona da lettura. Lo dice per darsi un tono, lo conosco bene, non è che ci crede davvero. Cioè, diciamolo meglio: non fa parte della sua indole. Ma, ragazzi, detta tra noi: funziona alla grande! È risaputo che siamo molto più attratti da qualcosa quando quella cosa ci è impedita, è irraggiungibile, è proibita. Ne aumenta istantaneamente il fascino e il desiderio di averla. Quindi sì, essere stronzi vi fa avere quello che desiderate. Dovete solo trovare il modo di convivere col fatto che tutti vi considerino degli stronzi patentati.

Comunque, Enrico, Zanna e Tette’ sono ancora lì dove li abbiamo lasciati ne “I tre Amigos”, a piangersi uno addosso all’altro le proprie sfortune amorose. Enrico ha quasi ceduto alla tentazione di chiamare per primo Alena quando in tv hanno passato Up. In effetti, la storia di Carl e Ellie è uno dei corti cinematografici migliori di sempre. E ti strappa il cuore, ti fa piangere ogni lacrima, ti attorciglia lo stomaco.

Io pensavo, alla mia età, di conoscere e districarmi bene nei labirinti tortuosi della sensibilità femminile ma più vado avanti più mi rendo conto che la mia conoscenza si muove a passo d’uomo mentre il campionato è a quattro ruote, ha un assetto da corsa e un 8 cilindri caricati a pallettoni. Non c’è competizione. È un gap che non si può colmare. L’altro grande mistero dell’universo, Doc, resterà inaccessibile per sempre.

Che anche l’uomo più intelligente sulla faccia della terra abbia solo una possibilità su dieci di mappare correttamente una porzione infinitesimale del complesso tessuto di emozioni femminili, è una stima alquanto ottimistica. Spero di aver dato un quadro chiaro della situazione. 

È anche per questo motivo che tra maschi si parla ampiamente dell’annoso dilemma. Più che altro per esorcizzarlo, rimpicciolirlo, aver la forza e l’illusione di umiliarlo come si sentono umiliati loro a ogni occasione in cui non capiscono nemmeno il motivo per cui ve la prendete con loro. Noi pestiamo un filotto lunghissimo di merde di cane senza nemmeno accorgercene quando abbiamo a che fare con voi. Anzi, ci sembra pure di camminare sul morbido. Pensate voi quanto siamo imbelli.

Non c’è neanche da stupirsi troppo se Membrokid arriva ad accostare donne e “Farfalle” per la stessa attrazione che hanno per le cose che emanano luce, se Fangio non gli chiede se non si sia sbagliato perché lui parla sempre di “Lucciole”, se hanno finito per insultarsi le rispettive madri, se alla fine Tetteballerine non ha concluso il sillogismo dicendo che se sono come farfalle, devono essere anche come scorregge perché entrambe le puoi chiudere in un barattolo.

Abbiamo trovato i tre esseri più stupidi del planisfero e gli abbiamo detto di dire cose intelligenti.

Spanky è così contento di risentire Alena che, tentando di zittire i suoi moti interiori, non riesce a comprendere del tutto i dettagli dell’appuntamento che lei gli sta dando. Lei gli chiede di vedersi in un pub, quella sera stessa, la notte di Capodanno. Dato che il pub è sotto casa si veste solo dell’essenziale eleganza per essere desiderabile e scende.

Enrico è talmente estatico per quella svolta imprevista degli eventi da fargli urlare un “Barbarico Yawp” direttamente da L’attimo fuggente.


In un attimo, quella gioia inaspettata e repentina lo porta a saltellare esultando in tutta casa, dimenticandosi che c’è qualcun altro che è stato meno fortunato e che in quel momento, se potesse, lo fulminerebbe con lo sguardo: Tette’ e Zanno sono stati inglobati dal divano di casa, da cui non si alzano da giorni, scarnificati e svuotati dalla depressione. Sono spenti, sono sistemi da riavviare, bloccati da un circolo vizioso di disperazione e tristezza. Catatonici e amebe. In una similitudine calzante li ho descritti come l’equipaggio dell’olandese volante della saga di Pirati dei Caraibi.

Zanna sta per essere inglobato nel divano, gioca alla versione demo gratuita di Penguins nel suo computer da 45 ore filate mentre Tetteballerine è immerso nella lettura dell’Apologia di Socrate, anche se nessuno in casa ha la minima idea di dove possa aver trovato il libro e di cosa ci stia capendo, non avendo le figure. Questo fatto viene però interpretato da Enrico come sintomo di una patologia grave.

Nel frattempo scopriamo che Cecilia sta per andare a festeggiare Capodanno con le Viesse e che Virginia è andata a Parigi con un tipo di nome Alan.

Zanna e Tetteballerine, ormai, comunicano col mondo esterno chi facendo emettere suoni al suo laptop, chi recitando a sproposito passi a caso del libro che sta leggendo.

Ad un certo punto, però, Cecilia e Tetteballerine cominciano a battibeccare per Zanna: l’amica cerca di tirarlo su di morale facendogli capire quanto sia speciale e raro nel suo essere particolarmente strano mentre l’amico cerca di portarlo ad abbracciare il lato oscuro, riprendendo la citazione della citazione della lotta tra Obi Wan Kenobi e Darth Vader di scrubs.


Intanto Spanky è pronto per uscire, su una camicia di cotone indossa una giacca di pelle nera come Frank Serpico e l’ispettore Coliandro. Tutti gli consigliano di prendere su qualcosa di più pesante ma lui dice di non agitarsi perché Alena è l’inquilina del piano di sopra e hanno appuntamento proprio al bar lì sotto. Nel caso, potrebbe salire in un batter d’occhio e cambiarsi d’abito. L’importante, in quel momento, è essere figo come non mai. Solo Zanna, su cui hanno fatto presa le parole di Cecilia, gli dà supporto. Quando lo vedono andar via è l’unico a non sorridergli forzato sembrando il joker.


Quando Enrico apre la porta di casa, sul pianerottolo, trova le Viesse che lo squadrano da capo a piedi minando la ritrovata, ma ancora precaria, autostima. Fatte le presentazioni, una di loro commenta il fatto che Enrico sia rimasto sulla soglia di casa, per assistere a quell’epico incontro tra civiltà, con una citazione da “La compagnia dell’Anello” di Peter Jackson:

Non avevo previsto, quando le avevo ideate, che le Viesse sarebbero diventate così importanti e così divertenti da scrivere e avevo considerato la loro avventura d’esordio semplicemente un unicum. Per questo erano prive di nomi propri e descrizioni dettagliate. Ma un sequel richiede un approfondimento, una caratterizzazione, un arricchimento di conoscenza perché il lettore vi possa simpatizzare.

Non ho però scelto nomi comuni come Barbara, Giulia, Elisa ma di mantenere la linea comica affermando che nessuno conosce il loro vero nome, essendo coloro che-non-possono-essere-nominate. Per questo ho inventato nomi epici che riuscissero ad aumentare la paura nel cuore degli uomini che li avessero ascoltati. Mi sono divertito da matti.

Andiamo con ordine, allora:

  1. Ruata (aka Miss T. Ruata - leggi “mistruata”
  2. La Marchesa
  3. Menarca
  4. Rea (aka Menorrea)

Quello che succede poi è ancora oggi avvolto nella leggenda. Senza sottrarsi al loro ruolo di mangiatrici di uomini, quando si trovano al cospetto di Tetteballerine, Zanna e Enrico, le quattro Viesse procedono alla sistematica riduzione allo zero assoluto dei propositi di conquista maschile, con frecciatine atte a minarne la sicurezza. Enrico e Zanna vengono vinti in un minuto netto mentre Tetteballerine, che ha finalmente chiuso il libro di filosofia, risponde con prontezza a ciascuna delle stilettate velenose che gli arrivano fino a che lo scontro non diventa un duello con Ruata.

La battaglia è talmente epica che il suo esito passa in secondo piano ma, nel caso vogliate comunque sapere chi la spunta e come, vi invito ad andare a leggervelo.

In ogni caso, giudico l’uso del “So di non sapere” socratiano da parte di Tetteballerine, come il migliore possibile e il solo applicabile con utilità nella vita reale.

In questo caos di ormoni femminili e maschili, c’è anche il tempo di una sorpresa, per uno Zanna che a un certo punto lascia cadere lo scudo sociale del suo portatile blippante per dichiarare al mondo e alle Viesse che non porta rancore al destino per le sciagure che gli ha riversato addosso: Caterina, la famosa ragazza Erasmus che abbiamo conosciuto in “Nascita di una Nazione” è tornata in Italia e Cecilia l’ha messa sulla strada giusta, suona alla porta e gli augura un felice anno nuovo.


La canzone: Maneater by Daryl Hall & John Oates


Prima di raccontarvi il perché di questa scelta, anche se, visto l’argomento sembra piuttosto scontato, voglio ricordare l’uso che ne è stato fatto in Will & Grace e che, sorprendentemente, non si trova da nessuna parte nell’internet: nel quindicesimo episodio dell’ottava stagione, Grace si unisce in matrimonio con l’attuale Love Interest di Will per ragioni che adesso non ci importa esaminare. Alla cerimonia fa una comparsata anche il duo anni ‘80 Hall&Oates che, quando vede Grace pronta per sposarsi, intona la sua celebre Maneater (mangiatrice di uomini). Ho riso forte. Ecco il contributo.


Veniamo a noi. Questa canzone girava nel mio Mp3 molto spesso  durante il terzo anno di università, quando abitavo a Bologna. Me la beccavo quasi tutte le sere, di ritorno dalla giornata di lezioni quando, posati i libri, la mente stanca era libera di sgranchirsi le gambe e trottare in libertà. Maneater, in questa situazione, ha sempre riportato a galla stati d’animo e ricordi non troppo piacevoli come, ad esempio, il ripropormi incessante di tutte le volte in cui il mio cammino ha incrociato quello di una mangiatrice di uomini, che prima mi ha illuso e poi mi ha deluso, masticandomi le ossa come noccioline durante un aperitivo neanche particolarmente sentito.

Godetevela.


Bonus Track: Part Time Lover by Stevie Wonder fa il pari con Maneater perchè allo stesso modo scandiva le mie serate di crisi esistenziale Bolognese contribuendo a farmi ancor più affondare nel baratro dell'autocommiserazione. La canzone però è bella, eh! (Così ci lasciamo alle spalle anche il terzo volume della Soundtrack, che potete recuperare tutta QUI, oppure singolarmente il Vol.1, il Vol.2 e il Vol.3).









Chi più Re di Noi: la ragazza che ascoltava i Guns N' Roses

Editore: Andaluso Errante Books
Prima Edizione: Dicembre 2016
Seconda Edizione: Ottobre 2020
Genere: Narrativa Contemporanea


Quarta di copertina: "Bologna. Una nuova ragazza è venuta ad abitare nell’appartamento sopra a quello di Enrico, Tette’ e Zanna, solo che nessuno l'ha ancora vista. Il primo si è convinto che si tratti della donna della propria vita ed è deciso a incontrarla, il secondo si è offerto di curarne l'irrequieta smania di svegliarli nel cuore della notte facendole assaggiare un po' del toro da monta qual è, l'ultimo non è sicuro che il fantasma dello zio morto in quella casa la lascerà in pace.
Cecilia e Virginia alzano gli occhi al cielo"


NB: da qualche giorno è disponibile anche la variant cover dedicata a John Belushi e Animal House!
Costa solo 1.50 in più rispetto alla classica perché è in copertina rigida!



Qualche Recensione:



venerdì 26 marzo 2021

Dentro il libro e oltre: Grande Giove!

 


In “Grande Giove!” usciamo dall’appartamento con Zanna, Tetteballerine e Spanky e andiamo in un pub perchè, dopo le vicende raccontate in “Uptown Zanna” il nostro rosso peldicarota ha iniziato a sfoggiare un atteggiamento molto più deciso verso l’universo femminile. Questo almeno nella teoria. Nella pratica Tette’ e Spanky lo hanno portato a forza e ora attendono che faccia il suo ingresso nel locale e faccia la sua mossa, la “Grade Giove!” per l’appunto. Il riferimento è, ancora una volta alla celebre frase di Doc E. Brown nella saga di Ritorno al Futuro. 


Proprio per questo Zanna lo hanno vestito come il personaggio di Michael J. Fox, Marty McFly: compreso il giubbetto rosso smanicato e un anacronistico walkman appeso ai jeans e delle vecchie cuffie anni 80’ calate in testa. Dopo avervi fatto rivivere i Goonies in “Nascita di una nazione”, adesso è toccato al capolavoro di Robert Zemeckis del 1985. Che ci volete fare, ve l’ho detto che scrivere è il mio Luna Park personale. È aperto a tutti, comunque, tutti i giorni tutto l’anno, orario continuato, regali e cotillon per tutti. Venite a prendere il vostro biglietto, alle 19:00 c’è Tetteballerine che si cosparge di olio con addosso soltanto un guanto da forno della mamma di Virginia mentre fa il verso del tacchino in amore. In replica alle 21:00 e alle 23:00.


In cosa consiste il “Grande Giove!”, nello specifico, ci torniamo dopo perché anche Spanky si è trovato una gatta da pelare non da poco! È al bancone del pub e sorseggia un caffè, che di solito schifa, e non presta attenzione ad altro se non all’oggetto che ormai non lascia più nemmeno per andare a letto: il fermaglio per capelli che ha trovato sul pianerottolo dell’inquilina misteriosa del terzo piano.

Il problema, se così possiamo chiamarlo, è che quella sera al locale ha anche conosciuto una ragazza molto carina che sembra ricambiare l’interesse. Complice a sciogliere le inibizioni di Enrico è stato lo spritz che Zanna ha offerto a lui e Tetteballerine in segno di buon auspicio per il successo della sua impresa, a inizio serata. Mi avete già sentito parlare, e succederà anche in futuro, dei benefici dell’alcol ma non è perché sono un alcolizzato né un contrabbandiere del Tennesse negli anni 20’. Non facciamo gli ipocriti, insomma: sappiamo benissimo che, salvo alcuni fortunati e savi che hanno imparato l’arte di fregarsene del giudizio altrui e non hanno paura di mostrarsi per quello che sono fuori dai filtri di Instagram, per la maggior parte di noi è molto difficile lasciarsi andare in pubblico. 


La società si aspetta determinati comportamenti da noi, e il nostro desiderio di far parte di qualcosa di più ampio del nostro nucleo familiare ci rende soggetti a sopprimere una buona fetta della nostra personalità selvaggia per apparire simili a tutti gli altri. E l’alcol questa cosa te la toglie, taglia i cavi dei famosi freni inibitori e lascia l’auto correre giù per la collina che desidera. Non pago, Spanky prosegue nella sua disamina dei vari tipi di sbronze e delle categorie di ragazzi che se ne possono servire a scopi bacino-ludici e suggerisce anche un paio di strategie con cui iniziare a insinuarvi nell’interesse della persona su cui volete fare colpo.

Vi lascio leggere in autonomia il capitolo dicendovi che troverete anche questo piccolo omaggio a Blues Brothers:

Giulia, così si chiama la ragazza che sta corteggiando Spanky torna da lui, dopo essersi andata a rinfrescare in bagno e gli chiede di andare a fare due passi, con un sottotesto che sarebbe più chiaro solo se un tenore panciuto salisse in piedi sul bancone e lo contasse a squarciagola. Appena Enrico capisce che la ragazza si vuole appartare con lui per approfondire la loro conoscenza, prima di tutto delle loro laringi/gole/faringi/cavità orali, automaticamente una mano corre a stringere nel pugno il fermaglio dell’inquilina misteriosa. Tetteballerine gli aveva detto di lasciarlo a casa, quel feticcio, se non voleva portare sfiga all’intera missione, e citando Independence Day ma lui lo aveva ignorato e se lo era infilato lo stesso in tasca. 

Così, quando arriva il momento di decidere se sciabolare di lingua Giulia o tornare a casa perché, chissà proprio quella sera in cui lui era stato rimorchiato da quella moretta intraprendente, il karma non avesse deciso di punirlo per non essere rimasto confinato nella sua camera, e avesse infine convinto l’inquilina ad andare a bussare alla sua porta e farsi conoscere. Con questo dubbio che si scava in fretta una galleria del vento all’interno dei pensieri di Enrico, questo si inventa una balla e molla la ragazza là, senza darle nemmeno tempo di capire che cosa è successo.

E non riesce nemmeno ad assistere a tutto il “Grande Giove!”, Bontà Divina!

Riassumiamo: Zanna è entrato nel locale vestito come Marty McFly, si dirige spedito al bancone e ordina una Pepsisenza, poi una semplice Fanta. Tutto previsto nella strategia, il difficile viene proprio adesso perché si tratta di attendere che una preda abbocchi e ci vada a parlare. 

Ci vogliono dieci minuti ma Zanna riesce a resistere in quell’imbarazzo da vero stoico. Tetteballerine e Spanky non possono dargli man forte perché si sono divisi all’interno del locale per assistere alla scena. Anche se suda copiosamente per il nervosismo e l’imbarazzo, Zanna riesce comunque a chiedere alla ragazza che gli si è avvicinata per complimentarsi dell’originale outfit, come si chiama (NDR per i 25 anni di Ritorno al Futuro ci andai anch’io vestito così al cinema e feci magliette per tutti, ma quando una ragazza si avvicinò per farmi i complimenti mi vergognai come un cane! Avrebbe potuto essere la madre dei miei figli? Non lo sapremo mai).

Il passo successivo per Zanna è domandare alla tipa se sia o meno fidanzata. E lui ce la fa, anche se pietrificato dalla paura. Tette e Spanky lo hanno addestrato a ripetere come un pappagallo il copione e lui non fa nient’altro che quello. Un robot programmato per far eccitare le donne.

Sì.


La ragazza gli risponde che lo è e Zanna, ormai “faccia da schiaffi”, prosegue domandandole il giorno esatto in cui lei e il suo ragazzo si sono messi insieme così da poter tornare al giorno prima, baciarla e cambiare il corso della storia.

Sapete che una delle fonti d’ispirazione per Chi più Re di noi è la serie Tv “How I met your mother” e che all’epoca in cui ho scritto questa storia Barney Stinson aveva già messo in atto la mossa del viaggiatore del tempo. Per questo motivo dovevo a Zanna e al resto della squadra uno stratagemma diverso e visto che il mondo di cui scrivo non è così tanto popolato di ochette e sciacquette pronte a credere in tutto ciò che un belloccio vestito bene racconta loro ho deciso di giocarmela sul romantico e stravagante che fa un po’ tenerezza. Eh sì, perché non ci sarà mai speranza che Zanna riesca a rimorchiare come il Johnny Depp di turno. È molto importante conoscere le proprie peculiarità e trasformarle in armi. Per Zanna ho scelto il pietismo e la carità. Se serve allo scopo prendiamo su tutto.

Veniamo al momento musicale della settimana: un classicone anni ‘80, di quegli anni ‘80 che verranno schifati per la musica orribile, orecchiabile sì, ma superficiale. Tutto questo quando esiste ancora il neomelodico, rendiamocene conto.

Riguardando il videoclip ufficiale di Loverboy di Billy Ocean diciamo che ho rivalutato le fondamenta della critica a un certo concetto di musica nel decennio dei delle spalline nelle giacche di uomini e donne dei capelli cotonati: una roba che dire imbarazzante sfiora quasi il complimento con standing ovation e bacio accademico con lingua nell’orecchio. Voi immaginatevi la taverna in cui Han spara per primo, popolata da alieni di razze e galassie diverse che si fanno gli occhi dolci da una parte all’altra, poi metteteci un pizzico di effetti computerizzati con un poligono piramidale che fluttua e si contorce al centro dell’inquadratura da cui spunta l’ologramma del cantante e vi ho raccontato la maggior parte di quello che vorrei risparmiarvi di andare a recuperare. Per fortuna il pezzo merita di più della sua trasposizione per MTV perché Billy Ocean ci regalerà altri pezzi di valore e atmosfera anni ‘80, da me apprezzatissima. Comunque potete leggere “Grande Giove!” ascoltando Loverboy e proiettarla come stato d’animo dello Spanky diviso tra la certezza della Realtà spumeggiante di spritz e il fuoco fatuo dell’immaginazione che lo brucia e ne corrompe i pensieri oppure accompagnare questo nuovo Zanna verso il caldo patibolo della libido e fare il tifo per lui.











Per finire, non dimenticarti che il romanzo su Max Payne esiste e lo puoi leggere senza spendere un euro che è uno!



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giovedì 18 febbraio 2021

Dentro il libro e oltre: Ehi tu, porco!

 


Non possiamo cominciare senza questo video:


Dopo quasi 20 capitoli abbiamo riunito la ciurma. Ce l’abbiamo fatta. È il caso di festeggiare, che ne dite?

E allora usciamo per andare a bere, anche se nella vita vera ancora non si può (vi scrivo dal passato: 15 febbraio 2021, per voi 19 febbraio 2021). Concediamocelo, ce lo siamo meritato.

In “Ehi tu, porco!” tutti e cinque gli inquilini dell’interno C al numero 49 di via Saffi, Bologna, escono per concedersi una serata di dichiarato ludibrio (è vero almeno per i tre quinti della compagine, quella portatrice del cromosa Y). Virginia e Cecilia li accompagnano al Fantasy, ma con obiettivi diametralmente opposti: farsi gli affari loro e raccontarsi le vacanze.

Mentre Enrico, Tetteballerine e Zanna si preparano anticipando il bidet mensile e cospargendosi di acqua di colonia come nei film degli anni '80 fischiettano When Johnny comes marchin’home, celebre canzone popolare americana coeva alla Guerra di Secessione, ripresa dal terzo film della saga di Die Hard quando Jeremy Irons fa il suo ingresso in banca per rapinarla. I ragazzi la usano come loro Haka, per caricarsi allo scontro che prevedono di avere con il gentil sesso. È la prima serata Erasmus della stagione e, si sa, chi ben comincia è a metà dell’opera. Come Fondatori e membri Alsef (Associazione libera soccorso Erasmus femmine, di cui trovate i gadgets e le magliette (QUI), sentono il dovere morale di fare bene e fino in fondo. Abbiamo già parlato di come siano i ragazzi e le ragazze in vacanza/viaggio: sono in libera uscita e non vedono l’ora di contravvenire alle raccomandazioni e ai divieti degli adulti di casa trasgredendoli alla grande con simultanea coerenza: alcol, convenzioni sociali, lussuria e tutto il vasto campionario di peccati da vecchio testamento. E se questi gironi infernali hanno anche una serata a loro dedicata in cui possono fiorire in ogni bar, pub e locale del centro chi siamo noi per imbracciare i forconi e farci strada nella notte con le torce e dei cappucci calati in testa? Nessuno.


Di cappucci però, ne sono attrezzati anche i nostri, ma hanno evitato di indossarli, per il momento, che non sta bene. Niente è lasciato al caso, nemmeno nella posizione del locale da cui passare la serata. La vita, in fondo, è tutta una questione di tattica e scelte. Su degli sgabelli e/o un piano rialzato, meglio se rivolti verso il bancone o l’ingresso, vicino alle toilette o al passaggio obbligato che gli tutti, prima o poi, dovranno percorrere per andarci. Gli sgabelli o i piani rialzati, se presenti nel posto, servono per avere una maggior visione di quello che accade: chi litiga con chi, chi si accompagna con chi, chi vorrebbe farlo con chi, chi sono i galli, chi sono i frequentatori assidui a cui strappare informazioni utili, chi sono i novizi, chi è ubriaca fino al midollo che se ride troppo si fa pipì addosso. Potete fare una cosa simile, negli intenti, anche quando andate a mangiare al ristorante (ovviamente se non siete fidanzati): scegliete il posto che più si confà a mostrarvi il locale, la porta d’ingresso, gli altri tavoli. È un po’ come andare a teatro. Certo, se ci andate da soli, il troppo fissare gli altri clienti mentre stanno mangiando può dare fastidio e, alla lunga, concentrare tutta l’attenzione su di voi. Se, invece, buttate un’occhiata ogni tanto mentre chiacchierate con un amico vedrete che le cose andranno più sciolte.

Ma che c’entra la toilette?

Non fa un po’ schifo passare la serata in rassegna a quelli e quelle che vanno a fare i propri bisogni e poi magari escono e toccano cose senza essersi nemmeno lavati le mani?

È una roba un po’ da sudicioni?

No, niente di tutto questo. È pura logica matematica e la spiegazione ve la lascio scoprire nel capitolo vero e proprio. Scommetto che non ci avete mai pensato. Mi ringrazierete.

Ma torniamo a noi, appena arrivano al Fantasy, il locale designato per la serata, Zanna dice agli altri di aver visto una ragazza che conosce e con cui in passato ha avuto un breve flirt (ovviamente, ormai conoscete il soggetto, Zanna non si esprime in questi termini appartenenti al gergo di qualcuno immerso nel qui e ora di questa realtà) e si allontana dal gruppo regalando una citazione cinematografica di un film da premio Oscar che, però, potrebbe facilmente passare inosservata. 


Tetteballerine, invece, mentre passa lascia la bava, come le lumache. Solo che non la produce lui ma, bello come un adone, fa sbavare tutta la fauna femminile presente a dieci metri da lui. Tetteballerine non è ispirato a me, io sono più come quel tizio che si incarica di prendere i drink per tutti e sta in fila un’ora e tre quarti perché vorrebbe rispettare l’ordine e si fa passare avanti da chiunque. Per questo sono Cecilia e Virginia le addette alle libagioni, non tanto perché piccole e filiformi in mezzo alla masnada maschile che si accalca, si sbraccia e si spintona, quanto più perché di fronte a due giovani pulzelle non contano più ordini d’arrivo, podi, orari sugli scontrini: ciò che importa è lasciarle passare per valutare la mercanzia e, eventualmente, riscattare il favore appena la gradazione alcolica dei loro drink abbia fatto il suo corso. Che facciamo schifo l’ho già detto? Beh, fatevene una ragione perché mi sentirete ripeterlo spesso.


Insomma, tra un partita senza partita a biliardo tra Tette’ e Spanky, un Zanna sconvolto perché la tipa da cui è andato non avesse la minima idea di chi fosse e una chiacchierata chiocciante tra Virginia e Cecilia nel gruppo si insinua un pericolo che avrebbero dovuto prevedere: Harry Belafonte. No, non il cantante in carne e ossa ma uno che per bellezza e magnetismo potesse rivaleggiare con chiunque e portare scompiglio: un gallo nel pollaio di Spanky Tette’ e Zanna deciso a spiumare Cecilia, Virginia o, chissà mai, entrambe. A fargli abbassare la cresta ci pensa subito l’acidità di Virginia ma è Spanky che interviene, cercando di limitare i danni all’autostima che un rifiuto così, di fronte a tutto il locale, può portare. Dice all’amico che Virginia sta con lui e che non è il caso di continuare. Anche se su fronti avversi, Spanky riconosce in Harry lo spirito di un vero Alsef e tenta di alleggerirgli l’umiliazione.

Il ragazzo si rimette le palle in saccoccia e si allontana, permettendo ai i nostri di riprendere la loro serata. 

“Tetteballerine fa ballare i pettorali tutte le volte che segna un punto” è qui che c’è, per la prima volta nel romanzo, la descrizione del perché Tetteballerine si chiami Tetteballerine. Non mi sono mai soffermato a descrivere i miei personaggi nel dettaglio. Non serve: il lettore ha la libertà, la capacità, il divertimento di riempire il romanzo con la propria fantasia, creandone una versione unica e tutta sua. Di Zanna sappiamo che ha i capelli rossi ed è gracile, di Cecilia che è amorevole e un po’ pacioccona, di Virginia che è acida che la metà basta e che è stressata dall’università nel suo primeggiare a tutti i costi, di Tette’ che è bellissimo ma che se non apre la bocca è meglio, di Enrico sappiamo solo che al liceo non era uno che veniva notato e che è un continuo pensare. Questo fino a oggi, almeno. Con “Ehi tu, porco!” Impariamo che Tetteballerine non è solo bello ma è anche così fisicato da poter esprimere le proprie emozioni facendo uso e sfoggio del controllo indipendente dei suoi muscoli pettorali. Non sapete quante volte mi sia trovato a dover spiegare che, in realtà, Tette’ non era affatto un ragazzo ciccione che correndo doveva tenersi il petto troppo abbondante. Questa incomprensione non mi ha mai infastidito anzi, mi dava modo di parlare del personaggio e del romanzo. Ah, tutti coloro che leggono il romanzo, dopo un po’ mi chiedono ridendo “Ma Tetteballerine…?”. Non mi domandano di Spanky, Zanna e nemmeno di Fangio. Mi chiedono tutti di raccontargli di Tetteballerine e quanto di vero ci sia in quello che ho scritto.

Non avrei mai pensato di dirlo, ma Tetteballerine è probabilmente il miglior personaggio che abbia inventato finora. E gli voglio molto bene. Come lui ne vuole a me, a voi e alle vostre madri.


Ma ritorniamo alla capitolo e a un finale che davvero non vi aspettereste. Harry Belafonte ci ripensa sul suo orgoglio ferito e ritorna con il cugino grosso e stupido: il rancore. Insulti e battutacce non sconvolgono i ragazzi che cercano di ignorare lui e la sua compagine di decorticati livorosi ma quando i bersagli diventano Cecilia e Virginia allora la musica cambia. Prima che Tette’ possa scatenare una rissa sanguinosa in stile Termopili, Spanky lo anticipa e invita tutti ad andare nel vicolo e mettersi d’accordo con i cazzotti. Prende una lattina di 7up vuota e replica la celebre frase di Kurt Russel in “1997: Fuga da Los Angeles”


Tette si esalta e cita “I Guerrieri della notte”


Zanna, come Will Smith in “Independence Day”, gli augura:





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mercoledì 18 novembre 2020

Bollettino dell'Andaluso: settimana 1 (9 - 15.11.2020)

Ovvero: quello che vi siete persi la scorsa settimana (9-15.11.2020) 




Perchè il finale di La La Land è un capolavoro: 

"Che La La Land sarà un caposaldo della cinematografia futura è stato chiaro fin dall'inizio, dal successo che ha avuto e dall'incetta di riconoscimenti che gli sono stati attribuiti. Uno sguardo alla vecchia Hollywood e un passo, di danza, nell'importanza delle scelte che compiamo nella nostra vita, del saper convivere con i rimorsi, accettare i rimpianti e, comunque, sorridere."

Albert Camus, i 4 libri più famosi dello scrittore francese:

“La grandezza dell’uomo è nella decisione di essere più forte della sua condizione.”

Link


Ricordare le basi.

Ogni tanto fa bene ricordare le basi. Dicono da dove sei partito e raccontano le tue scelte quotidiane. Il Cyrano è una di queste e non potevo non fregiarmi di questa copia del 1907.


Link


L'importanza della musica nella narrativa.

"Dell'importanza della musica e del suono per raccontare una storia non me ne sono accorto per primo io. Narrazione e sonoro vanno a braccetto fin dall'alba dell'uomo ma spesso siamo così assuefatti da questo connubio che non ce ne accorgiamo più. 

Una buona storia lo è perché ha il ritmo giusto, che sia eseguito da una studiata sequenza di parole, da un suono calzante, da una melodia perfetta."

Link

Haruki Murakami e la Resilienza.

Link


Buon compleanno, Leo!

"Compie 46 anni uno degli attori più talentuosi della sua generazione, se non il più talentuoso. Non era facile uscire dall'ingombrante ombra di Titanic e lasciarsi alle spalle alcuni flop (davvero pochi) e lanciarsi senza sforzo apparente nel firmamento di Hollywood. Per uno che ha esordito al cinema con mostri sacri come Robert De Niro e Johnny Depp il destino non poteva che essere uno solo.
Talentuoso, professionale e socialmente impegnato, sembra non avere limiti artistici. 
Vi propongo tre romanzi che hanno ispirato tre dei suoi film di maggior successo: The Aviator, Prova a prendermi e Shutter Island."

 

Io ero Howard Hughes by Steven Carter
Prendimi... Se puoi by Frank Abagnale
Shutter Island by Dennis Lehane

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La costruzione di un personaggio.

"Dovevo far parlare Enrico, conoscerlo e capire cosa avrei potuto fargli fare. Il fatto che sia un personaggio in parte autobiografico non mi dava lo stesso il permesso di fargli fare quello che mi pareva, altrimenti avrei scritto soltanto la storia della mia vita e tutti avreste comprato un altro libro, di un altro autore.
 Dovevo delineare un personaggio che potesse arrivare a convincersi che i rumori provenienti dal soffitto appartenessero ad una ragazza e, di quella stessa ragazza, farlo perdutamente innamorare.
Per questo motivo la noia di giorni estivi trascorsi in una città deserta mi avrebbe spianato la strada per quell’estremizzazione dei sensi e per quel parziale straniamento dalla realtà che cercavo."

 

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Amazon Storyteller 2020: Salvino Muscarello.

"Salvino Muscarello è il vincitore della prima edizione di Amazon storyteller con il suo legale thriller "la corrente invisibile".
Muscarello non ha una casa editrice alle spalle, è un autore indie, come molti ce ne sono (in Italia davvero tanti!)
Come lettori, diamo una possibilità a questi scrittori perché la qualità e le belle storie si trovano sia negli scaffali delle grandi librerie che nel selfpublishing, così come il suo contrario."
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Hill Valley Novembre, 12 1955. NEVER FORGET

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Max Payne e il Caso Indiano.

"Max Payne: Il sogno americano vende anche in India!

Vabbè, dispiace per i lettori Indiani ma poco male dato che il romanzo costa niente. Al limite potranno imparare un italiano adatto ad affrontare a muso duro i trafficanti di droga!

Comunque, se anche voi volete indurire il vostro slang trovate Max Payne un po' ovunque:

Amazon, Google Play, Streetlib, Kobo e anche sul blog."

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Dentro il libro e oltre: Il Re del palazzo e l'antropologia urbana.


"È online la nuova puntata della rubrica autoriferita "Dentro il libro ed oltre": Il re del palazzo e l'antropologia URBANA.

Ma parla di The boys? No.

E allora perché c'è patriota in copertina, ti vuoi ingraziare i fan della serie tv? Ancora no.

E allora?

E allora per la prima volta fa la sua comparsa un personaggio che sarà davvero importante per il resto della storia e per l'esistenza stessa di Chi Più Re di noi.

Davvero, così importante?

Yep, ho costruito tra i suoi pettorali guizzanti le fondamenta della mia cattedrale. Senza Tetteballerine non saremmo qui a ridere come matti. E Patriota (Homelander) è colui che si avvicina di più alla fisicità del personaggio che ho creato e dato che non potevo usare la vera fonte di ispirazione (visto che cammina tra noi) l'antagonista principale di "The Boys" ha fatto al caso mio."

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Un thriller con Andersen.

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40 anni di Blues Brothers.

"40 anni fa usciva nelle sale italiane un film che avrebbe riscritto il cinema moderno: Blues Brothers!
Una pellicola che merita (e chiede) più visioni per essere apprezzata nella sua interezza. Come molti dei film di un certo periodo, quando lo spettatore non aveva bisogno di troppi spiegoni, la narrazione è su più livelli e ad ogni visione lo spettatore nota dettagli diversi.
Un film godibilissimo a tutte le età (io lo vidi alle elementari e me ne innamorai tanto da bruciarela cassetta e fondere il registratore per le troppe repliche).
Non c'è una scena, una battuta, un'inquadratura che non sia entrata di prepotenza nel bagaglio culturale della sua generazione e di quelle successive. Il film che ha consegnato John Belushi alla leggenda, culminata nella triste sorte che ha strappato al cinema, alla stand-up comedy e alla musica un artista che chissà cos'altro avtebbe avuto ancora in serbo.
Blues Brothers è uno dei film preferiti di molti, me compreso, e non ho potuto non celebrarlo ogni volta che l'occasione mi si presentava in Chi Più Re di Noi con citazioni più o meno evidenti.
La banda? Sì, La BBanda!"
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Chi Più Re di Noi e i Guns N'Roses.

"Per la parte musicale del secondo capitolo di Chi più Re di Noi fanno la loro comparsa anche coloro che costituiscono la costola primigenia, il pilastro portante di questo eccentrico romanzo: i Guns N’Roses e la loro leggendaria Sweet Child o’ mine.

Come appartenente all’annata 1986 ed essendo fondamentalmente un vecchio estimatore di un certo rock sconosciuto degli anni ‘70 e ‘80 in un corpo giovane, i Guns non hanno mai fatto parte del mio campionario di musica preferito e, a parte qualche brano, lo rimangono tuttora. Ma non ero io, o Enrico a doverli ascoltare, bensì l’inquilina del terzo piano. Quella scelta calzava perfettamente con l’immaginario collettivo della studentessa universitaria fuorisede: intellettuale, naive e assolutamente alternativa, oltre che bellissima pur non possedendo i canoni delle modelle delle copertine patinate.
Quella era l’immagine che si doveva stagliare davanti agli occhi di Enrico: una ragazza con le camicie di flanella legate ai fianchi, con canottiere bianche di una marca non identificata, jeans strappati e Doctor Martens.

Avrei potuto scegliere i Nirvana invece che i Guns, me ne rendo conto ma i Nirvana mi stanno sul catso quindi vai di Guns."


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